Ecco l'estate: le more

  • Paola Montonati

blackberries on a plate black fruit meal freshSul rovo, pianta che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, arbustiva, perenne e spinosa, c’e un frutto, chiamato mora, composto da numerose piccole drupe, che mature appaiono di color nerastro. In Italia il frutto matura tra agosto e ottobre e il suo gusto è variabile da dolce ad acidulo.

Il rubus fruticosus o mora ha le sue origini nell’Africa meridionale ed è legato a un’antica leggenda biblica.

Si narra che Caino, dopo aver ucciso Abele, suo fratello, tranquillamente continuasse a pascolare il gregge, ma la voce di Dio lo raggiunse e quando gli chiese se avesse visto suo fratello, rispose che non ne sapeva nulla e che non era il suo guardiano.

Il Signore si avvicinò al luogo dove Caino aveva sepolto Abele e si accorse che dalla terra spuntava una strana pianta che, invece di innalzare al cielo i suoi rami, li faceva crescere vicini al terreno, così tenne d’occhio la pianta che, nei giorni seguenti, cresceva a vista d’occhio nutrendosi del sangue di Abele.

Un giorno, Dio si avvicinò per osservarla e notò che era una pianta senza fiori né frutti, aveva solo foglie e spine, ma d’un tratto sentì la voce della pianta che si scusava per essere nata, senza il suo consenso, dal sangue di un innocente.

Così Dio, colpito dalla sua gentilezza, le rispose che un giorno il suo desiderio di essere utile all’uomo sarebbe stato esaudito.

Il tempo trascorreva e la pianta cresceva e si moltiplicava, invadendo siepi, anfratti e cortili, ma un giorno in un cortile, vicino a un cespuglio spinoso di rovi, c’era un uomo legato a una colonna con accanto alcuni soldati che gli posero in mano una canna e sulle spalle un drappo rosso, insultandolo con il nomignolo di Re.

A un tratto un soldato si avvicinò al cespuglio di rovi, ne staccò alcuni tralci, li intrecciò come se fossero una corona e poi la conficcò sulla testa dell’uomo legato.

Un urlo di dolore uscì dalle labbra dell’uomo, mentre il suo sangue scorse a rivoli dalla fronte sul volto e alcune gocce finirono sulle foglie del cespuglio di rovi.

Un brivido infuocato percorse la pianta fin nelle radici, mentre Dio le disse che era nata da sangue innocente ed era stata rigenerata dal sangue di un giusto.

Il cespuglio inorridì a quest’annuncio, ma Dio disse che la sua umiltà era stata ricompensata.

E così i fiori dei rovi sono bianchi sfumati di un rosa- violaceo, quel colore che si ha quando il sangue si fonde con l’acqua, mentre il succo delle more invece ricorda proprio il colore del sangue.

Sacro a Saturno, mentre il linguaggio dei fiori gli attribuisce l’invidia, uno dei peccati capitali, il rovo è amato dai poeti, che lo ritengono simbolo del regno dei cieli.

Il frutto, come quello della fragola, è una drupa composta da tanti semini, i veri frutti, e da una polpa carnosa ed è eccellente solo quando è maturo, soprattutto se è prodotto da piante coltivate, come le more senza spine coltivate a filare o siepe, oltre ad avere proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e dissetanti.

Fra le curiosità segnaliamo che le more più dolci sono le prime a maturare e, che se si va per more e ci si ferisce, per fermare il sangue basta schiacciare qualche frutto e applicarlo sulla ferita.

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