Ecco l'estate: la pesca

  • Paola Montonati

varieta di pescheNata in Cina, la pesca, dolce e polposo frutto estivo, è conosciuta fin dal 2000 a.C. e fu introdotta nel bacino mediterraneo dopo che le spedizioni di Alessandro Magno si spinsero fino in Persia, da cui il nome persica.

All’inizio fu coltivata in Grecia e poi arrivò in Italia e venne portata, anni dopo, in Messico dagli Spagnoli.

Ci sono tante e diverse varietà di pesca, come la gialla, succosa e profumata, usata per le marmellate, a pasta bianca ottima nelle macedonie e per i gelati, nettarina o pesca noce, con la buccia liscia usata per il dolce, la percoca, di cui le varietà campane hanno ottenuto il riconoscimento di Pat, la pesca tabacchiera, dalla curiosa forma schiacciata e la merendella calabrese, dal colore biancoverde.

Moltissime sono le leggende legate alla pesca, una di queste racconta che nacque grazie a un seme che un pescatore aveva trovato nel ventre di un pesce e che aveva in seguito piantato nel suo giardino, ne nacque un albero dai fiori rosei e il frutto fu chiamato pesca per ricordare la sua origine.

Nell’antico Egitto era il frutto sacro di Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia, infatti, ancora oggi le guance dei bambini sono paragonate alla pesca. 

In Cina la pesca è considerata un simbolo d’immortalità perché si dice che, mangiato al momento giusto, preservi il corpo dalla corruzione, mentre in Giappone l’albero del pesco è considerato un protettore dalle forze malefiche e associato agli esorcismi. 

Per l’Europa la pesca è il simbolo dell’albero maledetto degli stregoni, che guarivano i pazienti trasferendo sull’albero il loro male, infatti a Marsiglia si diceva che bastava addormentarsi con la schiena appoggiata a un pesco e restarci per due o tre ore per far passare la febbre, che si sarebbe poi trasmessa all’albero. 

Anche il legno del pesco è oggetto di superstizione, infatti, in Oriente i mobili costruiti con questo legno proteggono la casa e la famiglia che vi vive dai fantasmi.

Ma esiste anche una varietà di marmo estratto in Toscana detta persichino e lo stato della Georgia è soprannominato Peach State per l’estensione delle sue coltivazioni di pesca, mentre il frutto è presente nei quadri di Arcimboldo e Caravaggio e il pittore Renoir intitolò una sua opera Natura morta con pesche, senza dimenticare Lucio Battisti e la sua canzone Fiori rosa, fiori di pesco.

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