Cucina dal mondo: Tanzania

  • Paola Montonati

tanzaniaAnche se gran parte della sua cucina assomiglia molto a quella degli altri stati dell’Africa orientale, la Tanzania ha una serie di gustose varianti.

Per cominciare la carne è consumata molto meno che in altri Paesi vicini ed è riservata a occasioni speciali, come i banchetti per matrimoni o altre cerimonie, quella di mucca viene di solito grigliata, per il nyama choma, e quelle di pecora e capra sono arrostite.

Vi sono eccezioni alla regola, come il sorpotel, che ha origini portoghesi-indiane ed è un misto di carni bollite, comprese lingua, cuore e fegato, condite con masala, tamarindo e aceto.

La dieta tipica della popolazione locale si basa su cereali come il miglio, il sorgo, il mais e il riso, o su portate come il pilau, piatto tipico nazionale introdotto dagli Arabi, che è riso condito con molte spezie tra le quali curry, cumino, cannella, chiodi di garofano e peperoncino.

Un piatto nazionale molto noto è l’ugali, un impasto di farina di mais, cassava e miglio che ha la consistenza di una polenta ed è usato come accompagnamento a stufati di verdura o di carne, o legumi come i fagioli, presentato in una grande ciotola, mentre il riso e vari tipi di pesce cotto con latte di cocco sono l’alimentazione di chi vive sulle coste.

I secolari rapporti commerciali con l’India e la Cina si riflettono in numerosi piatti come una zuppa molto popolare di fagioli e cocco piccante, con il curry come ingrediente.

Hanno invece origini africane il boku boku, uno stufato cotto due volte: la prima nell’acqua con le spezie e la seconda in un intingolo preparato con il fondo di cottura che è mescolato con il frumento integrale, mentre il pweza wa nazi è un polipo bollito nel latte di cocco con curry, cannella, cardamomo, aglio e succo di  lime.

Frutta e verdura, coltivate nei piccoli orti di casa, sono molto utilizzate quotidianamente, come nella mchicha che è un contorno di spinaci, cocco grattugiato e arachidi o il makubi, piatto a base di spinaci, pomodori e burro d’arachidi e ovunque per strada sono vendute le banane fritte, molto amate dai turisti, come i piccoli dolci di riso, detti vitumba, venduti in ogni strada insieme al tè Chai, speziato con zenzero e cardamomo, bevuto a ogni ora del giorno insieme al caffè nero, venduto in piccole tazze di porcellana.

Tra i dolci il più popolare è lo spice cake, una pasta frolla con cannella, chiodo di garofano, noce moscata e cioccolato, mentre è di origini arabe il pane ai datteri, che la popolazione musulmana consuma alla fine del Ramadan, ricco di datteri, nocciole, uova e abbondante vaniglia.

Proprio per le radici storiche in Tanzania le spezie sono utilizzate anche come medicinali, infatti il peperoncino, lo zenzero e la curcuma sono considerate le spezie che scaldano il corpo sia fisicamente sia mentalmente e sono usate per molte malattie, mentre le foglie di curry e la noce moscata sono impiegate per allontanare il Diavolo, infatti una coperta imbottita di foglie di curry viene lasciata in casa davanti a porte o finestre per impedire al demonio di entrare, in questo modo si tengono lontani dalla famiglia tutti i mali.

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