L'arte è emozione: La strage degli innocenti Guido Reni

  • Paola Montonati

strage reni 1Si tratta di un dipinto autografo di Guido Reni realizzato con tecnica a olio su tela nel 1611, oggi nella cappella Ghisilieri della chiesa di San Domenico a Bologna.

La scena della Strage degli innocenti si svolge all'esterno fra alcuni edifici, dove compaiono due carnefici, uno ritratto di spalle, mentre si getta su una donna urlante e uno chinato verso le madri con i loro figli, che tengono stretti nella destra dei pugnali con i quali sono in procinto di massacrare i corpi dei fanciulli.

Le madri reagiscono in modo diverso alla minaccia, a sinistra, in alto, una donna ha il volto sfigurato in urlo a causa della violenza subita dal soldato che le strappa i capelli e tenta la fuga, in basso, una madre sostiene un bambino sulle spalle, a destra, una donna tenta di fuggire, abbracciando il proprio bambino, al centro: una donna tenta di ostacolare il soldato opponendogli la mano; in primo piano, una madre, in ginocchio, piange e prega sui corpi dei bambini uccisi con il volto rivolto al cielo prostrata dal dolore.

Alcuni bambini, giacciono a terra, morti, altri come le madri, hanno i volti e gli occhi con impressi sentimenti di orrore, paura, angoscia e disperazione, mentre due angeli, in cielo, distribuiscono interi fasci di rami di palma, simbolo del martirio e della santità.

Il dipinto presenta una chiara geometria compositiva e un notevole senso di spazialità, per cogliere e accentuare la drammaticità dell’evento e degli affetti umani, la pietà e il terrore.

L’autore

strage reni 2Guido Reni nacque a Bologna il 14 novembre 1575 e dopo essere stato accolto come apprendista nello studio del pittore fiammingo manierista Calvaert, aderì all’Accademia degli Incamminati, che i Carracci avevano aperto dal 1582.

Nel 1602, il giovane pittore si recò a Roma, dove dipinse per la Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, la Crocefissione di san Pietro, dove evidenzia un suo linguaggio personale, una sua ricerca estetica.

Guido Reni diventò cosi l'interprete del gusto colto e aristocratico dei committenti romani, protetto da Paolo V e da Scipione Borghese, e divise la sua attività tra Roma e Bologna, dove si stabilì definitivamente verso il 1620. 

Tra i prestigiosi lavori del Reni a Roma, si ricordano gli affreschi della Sala delle Nozze Aldobrandine e della Sala delle Dame in Vaticano; le decorazioni nel Palazzo del Quirinale alla Cappella dell'Annunciata e alla Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore; l'Aurora nel casino del Palazzo Rospigliosi Pallavicini, opera che risente dello studio della scultura antica e della conoscenza di Raffaello e del Correggio.

Tornato a Bologna, il pittore continuò a lavorare per una clientela europea di altissimo rango, per la quale eseguì dipinti, non solo religiosi, ma affrontando anche tematiche mitologiche e letterarie, utilizzando un linguaggio teso in modo costante a teorizzare il bello nell'accezione di morale.

Guido Reni morì, dopo due giorni di agonia, il 18 agosto 1642, a sessantasette anni e il suo corpo venne esposto al popolo per due giorni nella chiesa di San Domenico.

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