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Pavia al cinema: Squadra volante

  • Paola Montonati

squadra volanteForse non tutti sanno che, nel 1975, il Castello di Pavia fece da sfondo alle riprese di uno dei classici del poliziottesco di quegli anni, Squadra volante…

Cast

Tomas Milian, Gastone Moschin, Mario Carotenuto, Ray Lovelock, Stefania Casini, Ilaria Guerrini.

Trama

A Pavia, la banda del feroce bandito Marsigliese rapina un'auto dove sono custoditi centinaia di milioni di lire, lasciando il cadavere di un poliziotto.

Sul caso indaga l'ispettore della Interpol Tomas Ravelli, arrivato da Marsiglia dove ha ricevuto una soffiata, ma osteggiato dal commissario Calò.

Grazie a un esame balistico, Ravelli scopre che il Marsigliese, che cinque anni prima ha ucciso sua moglie, è responsabile delle rapina.

Con l'aiuto del fedele brigadiere Lavagni, scelto da Calò per controllarlo, Tomas ben presto riesce a individuare il covo del criminale dove, durante una colluttazione, muore Rino, l'autista del colpo.

Gli altri banditi, travestiti da preti, si recano a casa di Rino per eliminare alcune prove che potrebbero incastrarli.

Ravelli scopre il covo ormai abbandonato e il corpo di Rino, mentre la banda è intercettata sull'autostrada, ma cambiano vettura e si nascondono in una casa vicino a Rovigo.

Eliminati i complici, il Marsigliese si reca in una darsena sul Po per incontrare  il Tunisino, che dovrà portarlo all'estero, ma la polizia lo ferma il giorno della partenza.

Nell’epilogo Ravelli, gettato il tesserino da poliziotto, uccide il Marsigliese ormai disarmato.

Il castello di Pavia

Nel 1359 Galeazzo II Visconti sottomise Pavia e diede inizio ai lavori di costruzione del castello, che venne eretto sulle rovine di una rocca distrutta da Luchino Visconti nel 1342.

L’architetto fu,  con molta probabilità, Bernardo da Venezia, autore anche della chiesa di Santa Maria del Carmine.

Il complesso venne pensato per essere utilizzato come residenza di svago, non come fortificazione difensiva e divenne ben presto un elegante esempio di architettura rinascimentale.

Francesco Petrarca ne fu ospite per un certo periodo e si occupò della biblioteca, i cui preziosi libri sono andati dispersi.

Nel 1525, durante la battaglia combattuta nel parco retrostante il castello, tra Spagnoli e Francesi per l'egemonia sul ducato, andarono distrutte le due torri nord e l'ala settentrionale.

Attualmente il castello è sede dei musei civici e vi si svolgono numerose iniziative culturali.

Il castello Visconteo Di Pavia ha una pianta quadrata con quattro torrioni angolari, ma attualmente mantiene una configurazione a U, in quanto della parte settentrionale non rimangono che alcuni resti.

L'accesso al complesso è protetto da tre ponti, anticamente levatoi, dal fossato e dal muro di cinta che lo contiene, mentre l'interno presenta un elegante cortile, con un portico sostenuto da colonne in pietra.

La costruzione è in mattoni a vista e si eleva, su due piani fuori terra, con un sottotetto e un piano interrato a livello del fossato, mentre le torri hanno quattro piani fuori terra e uno interrato.

La torre di sinistra è chiamata della Biblioteca perché era la sede dove lavorò Francesco Petrarca per la sistemazione e presentazione di preziosi libri scritti a mano e quella di destra è detta delle Reliquie perché nella Cappella Ducale venivano conservate le reliquie dei Santi che i Nobili ospitati nel castello portavano ai Duchi.

Una delle torri abbattute era chiamata degli specchi perché le Dame usavano usare gli specchi prima di essere ricevute dai Duchi.

Nel 1495 Ludovico il Moro, divenuto Duca, chiamò a decorare le sale del Castello Leonardo da Vinci e il Bramante, con i saloni in color azzurro cielo e li decorò con delle stelle in oro zecchino.

I saloni sono attualmente sede dei Musei del Risorgimento e Gallico Romano e in ottimo stato di conservazione, anche se un restauro dei primi del Novecento ne ha alterato l'aspetto.

I Musei Civici comprendono oggi raccolte eterogenee per tipologia e cronologia, suddivise in diverse sezioni, come il Museo Archeologico e la Sezione di Pavia longobarda Capitale di Regno, la Sezione di scultura Romanica e Rinascimentale, la Pinacoteca Malaspina, la Sala del modello ligneo del Duomo, la Pinacoteca del ’600 e ’700, la Sala del Collezionista, una dedicata alla Battaglia di Pavia del 1525 e la Biblioteca Viscontea.

Il secondo piano è dedicato alle raccolte ottocentesche, come il Museo del Risorgimento con la sala dedicata alla I Guerra Mondiale, la Gipsoteca e la Sezione di Scultura moderna; la Quadreria dell’Ottocento, la sala della Civica Scuola di Pittura, la Collezione Morone. oltre alla parte coi Paesaggi pavesi del Novecento e lo Spazio 900/2000.

Frutto del collezionismo ottocentesco e della locale Scuola di Pittura, naturale evoluzione della Scuola voluta dal Malaspina, è la Quadreria, che presenta un percorso cronologico dal Neoclassicismo al Simbolismo, indugiando su maestri come Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, e di speciale interesse per Pavia: da Giacomo Trécourt, primo e a lungo direttore della Scuola di Pittura, al suo amico Piccio, più volte ospite della stessa Scuola, agli allievi Federico Faruffini e Tranquillo Cremona, modelli della pittura realista e scapigliata; da Cherubino Cornienti, geniale romantico, a Pasquale Massacra, genio della pittura ottocentesca, traduttore delle istanze civili e patriottiche dei democratici pavesi, cui la morte precoce non consentì l’affermazione nazionale.

La sala della Civica Scuola di Pittura illustra l’attività dei maestri che si sono susseguiti alla direzione, come Giacomo Trécourt, Pietro Michis, Giorgio Kienerk, e degli allievi, tra cui Tranquillo Cremona e Federico Faruffini e alle pareti è esposta la galleria dei Premi Frank, assegnati ai migliori allievi che avevano completato il ciclo di studi che si misuravano su temi storici e letterari.

Caratteristica della Collezione Morone, raccolta dai coniugi pavesi Carla e Giulio Morone nella seconda metà del Novecento, è la scelta delle iconografie da salotto tra ritratti e paesaggi, con speciale predilezione per le figure femminili: dalle sensuali e intime modelle di Federico Zandomeneghi, alle fisionomie scapigliate di Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Luigi Conconi, fino alle immagini simboliste di Plinio Nomellini.

In occasione delle grandi mostre nelle sale del museo si organizzano numerosi laboratori didattici per bambini.

All’esterno il bel parco è adatto sia ai bambini, sia alle famiglie, come anche il parco giochi proprio vicino all’ingresso dei Musei Civici.

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