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L'arte è emozione: Francesco Hayez L'ultimo bacio di Romeo e Giulietta

  • Paola Montonati

hayex bacio ultimo 1Il dipinto fu commissionato a Hayez dal conte Giovan Battista Sommariva e proposto a Milano all'esposizione annuale di Belle Arti di Brera del 1823.

E’ il primo importante tema letterario affrontato dal pittore veneziano, che s’ispirò a una novella cinquecentesca di Luigi Da Porto e alla celebre tragedia di William Shakespeare.

Il dipinto raffigura il momento in cui, nel terzo atto del dramma di Shakespeare, giunta ormai l'alba, Romeo è costretto a lasciare la stanza di Giulietta, non prima di averle dato un ultimo bacio.

Sullo sfondo del quadro c’è anche l'anziana nutrice di Giulietta, che si affaccia nella stanza per avvisare la giovane dell'imminente arrivo della madre.

Il dipinto, che diede notorietà a Hayez come caposcuola della nascente pittura romantica italiana, divenne noto per la novità del soggetto e del linguaggio pittorico, capace di unire un vivace cromatismo di derivazione veneta a un'attenta resa dei particolari d'ambiente.

L'acquisto di quest'opera fu fondamentale nell'attività collezionistica di Sommariva, che fino ad allora era stata orientata a più rigorosi indirizzi di gusto neoclassici, mostrando la sua apertura verso il nuovo mondo dell'arte romantica.

L’autore

hayex bacio ultimo 2Nato a Venezia nel 1791 da una famiglia povera, Francesco Hayez venne affidato allo zio Giovanni Binasco, amatore e mercante d’arte di origine genovese, con cui iniziò a interessarsi al mondo della pittura, diventando allievo di Francesco Magiotto e Teodoro Matteini.

Grazie anche all’apprezzamento di Antonio Canova, nel 1812 Hayez vinse il concorso di pittura dell’Accademia di Brera sul tema del Laocoonte e cominciò a lavorare alle sue prime opere, Rinaldo e Armida (1813) presentato all’Accademia di Venezia come ultimo saggio del triennio romano, e Ulisse alla corte di Alcinoo (1814-1816), commissionatogli da Gioacchino Murat per la corte napoletana.

Trasferitosi a Milano, Hayez conobbe la cultura neoclassica di Appiani e Bossi, con uno stile ricco di grande mestiere e nobile pathos.

I lavori di quegli anni, come Vespri siciliani (1821 - 22), Pietro l’Eremita predica la crociata (1829) e I Profughi di Parga (1831), sono dedicati a temi storici che alludono al mondo del Risorgimento, in una dimensione sentimentale e passionale.

Seguendo sempre la sua poetica, Hayez lavorò ad alcuni soggetti amorosi o patetico-religiosi, come L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo (1823), La Maddalena penitente (1832), Loth con le figlie (1833), Betsabea al bagno (1834), noti per la loro evidente sensualità.

Tramite i buoni rapporti con il governo austriaco, nel 1837 Hayez dipinse nel Palazzo reale il grande affresco con l’Allegoria dell’ordine politico di Ferdinando I.

Dal 1850 il pittore iniziò a insegnare all’Accademia di Brera e nel 1852 espose a Verona la Meditazione, commosso ricordo del martirio delle Cinque giornate, mentre nel 1859 presentò la sua opera più nota, il Bacio, all’esposizione allestita a Brera per l’ingresso di Vittorio Emanuele e Napoleone III.

Sempre più deluso dal Risorgimento, Hayez lasciò col passar del tempo la pittura storica educativa e celebrativa, con le ultime due opere monumentali, la Distruzione del tempio di Gerusalemme Marin Faliero, presentate nel 1867 come testamento artistico per le due accademie di Venezia e di Milano.

L’ultimo lavoro del pittore veneto, Un vaso di fiori sulla finestra di un harem, realizzato un anno prima della sua morte, che avvenne a Milano il 21 dicembre 1882.

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