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L'arte è emozione: Edward Hopper Sera d’estate

  • Paola Montonati

hopper sera estate 1Oggi parte di una collezione privata, il dipinto, realizzato nel 1947, presenta una luce artificiale mirata a illuminare una veranda che sembra essere l’unico, scarno palcoscenico, di una rappresentazione scenica silenziosa.

La veranda ha una forma geometrica, ombreggiata dall’oscurità della notte che avvolge come un mantello, una casa in stile american country, mentre una finestra tagliata a metà rivela una tenue fonte di calore, forse un lume riparato che, timidamente, non è inserito nel verdognolo ristagno di una luce fissa.

Sul lato destro si vede un prato, come si capisce in un secondo momento, dopo aver puntato bene lo sguardo, poiché il buio è così penetrante da rendere la sottile striscia di terra illuminata quasi una nota stonata in un concerto armonico.

Al centro della tela ci sono un ragazzo e una ragazza vestiti secondo la moda dei tardi anni Quaranta, poggiati sulla balaustra, lui con il braccio ripiegato sul petto e la bocca socchiusa e lei con le mani poggiate all’indietro, in una posa che sembra ricordare di un attento ascolto, anche se la mancanza di parole si percepisca al primo sguardo.

Il silenzio di Hopper, da sempre il simbolo di una grande solitudine, come in questo caso, ferma un momento particolare, che raffigura l’eternità, oltre a un assoluto senso di vuoto davanti al profondo isolamento dei personaggi.

L’autore

hopper sera estate 2Nato il 22 luglio 1882Nyack, sul fiume Hudson, Edward Hopper nel 1900 s’iscrisse alla New York School of Art, noto per aver ospitato nel tempo alcuni dei nomi più importanti della scena artistica americana.

Dopo il conseguimento del diploma e un impiego da illustratore pubblicitario alla C. Phillips & Company, il pittore nel 1906 fece un primo viaggio in Europa, visitando Parigi, dove apprese un linguaggio formale molto simile a quello degli impressionisti, e proseguendo nel 1907 a Londra, Berlino e Bruxelles.

Tornato a New York, Hopper prese parte a una mostra di controtendenza organizzata presso l'Harmonie Club nel 1908 e nel 1913 partecipò all'Armory Show International Exhibition of Modern Art, inaugurata il 17 febbraio nell'armeria del 69° reggimento di fanteria di New York; e nel 1918 fu tra i primi membri del Whitney Studio Club, un centro per gli artisti indipendenti.

In quegli anni il pittore lasciò temporaneamente la pittura per dedicarsi all'incisione, eseguendo puntesecche e acquaforti, con cui ottiene numerosi premi e riconoscimenti, anche dalla National Academy.

Il successo avuto nel 1923 con una mostra di acquerelli e con una seconda di quadri l’anno dopo, permise a Hopper di diventare caposcuola dei realisti che dipingevano la scena americana.

Nel 1933 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò la prima retrospettiva, e il Whitney Museum ne fece una seconda nel 1950.

All’inizio degli anni Cinquanta Hopper partecipò attivamente alla rivista Reality, che ospitava gli artisti legati alla figurazione e al realismo, contro l'Informale e nuove correnti astratte, venendo poi identificati erroneamente come simpatizzanti socialisti.

Hopper sarebbe rimasto fedele a se stesso fino alla morte, avvenuta il 15 maggio 1967 nel suo studio newyorchese.

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