I fratelli Cairoli

I cinque fratelli Cairoli, che non ebbero paura di sacrificare tutto quello che amavano per la libertà, sono una testimonianza della passione e del fervore che attraversarono la Pavia risorgimentale.

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Il padre Carlo, medico e docente all’Università di Pavia, era da sempre un fervente patriota, mentre la madre Adelaide, vide negli ideali del Risorgimento un valido motivo per educare al senso della patria i suoi figli, tanto che anni dopo lo stesso Mazzini le inviò una commovente lettera in cui le riconobbe i suoi grandi meriti.
Benedetto, il maggiore, dopo aver partecipato alle prime due guerre d’ indipendenza, venne ferito gravemente durante la spedizione dei Mille.
Dopo l’unità Benedetto divenne deputato, poi presidente del Consiglio, e fu sempre un sostenitore della politica estera delle “mani nette”, che escludeva l’Italia dal colonialismo allora nascente, ma ciò gli costò la perdita di molti dei suoi sostenitori, tanto che, dopo aver partecipato al Congresso di Berlino come rappresentante del Regno d’Italia, decise di ritrarsi dalla vita politica, fino alla sua morte, avvenuta a Napoli nel 1889, mentre era ospite di Vittorio Emanuele II nella reggia di Capodimonte.
Il secondogenito Ernesto, dopo essere stato sospettato dalla polizia austriaca dovette rifugiarsi a Genova.
Dopo alcuni anni tornò a Pavia per laurearsi in Legge.
In seguito si arruolò come volontario nei garibaldini Cacciatori delle Alpi, per poi morire durante una battaglia nel bel mezzo della seconda guerra di indipendenza.
Dopo avere combattuto come volontario nella seconda guerra di indipendenza, il terzogenito Enrico partecipò alla spedizione dei Mille, dove fu gravemente ferito a Palermo.
Dopo la conclusione dell’impresa lasciò l’esercito e si laureò in medicina, seguendo le orme del padre.
Successivamente partecipò alla terza guerra di indipendenza, per poi unirsi nel 1867 alla spedizione di Garibaldi volta a conquistare Roma, ma venne colpito mortalmente durante la battaglia di Villa Glori.
Il quartogenito Luigi studiò matematica, per poi partecipare alla seconda guerra di indipendenza e alla spedizione dei Mille in cui si ammalò di tifo, malattia che lo condusse alla morte poco tempo dopo a Napoli.
Giovanni, il più piccolo, studiò all’Accademia Militare di Torino.
Dopo aver partecipato alla terza guerra di indipendenza, seguì il fratello Enrico nella spedizione di Garibaldi di Roma, ma fu ferito gravemente a Villa Glori, per poi morire nel 1869 per le conseguenze della ferita.

 

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Questa famiglia dimostrò una straordinaria unione di intenti tra i genitori e i figli, senza nessun conflitto interno, e facendo di ciascuno di loro un simbolo dell’Italia unita, pronto a sacrificare anche la sua stessa vita, il cui ricordo rimane ancora vivo al giorno d’oggi.
E neanche Pavia ha dimenticato questa grande famiglia, infatti ancora oggi gli studenti pavesi iscritti all’università alloggiano nel collegio Cairoli, che ha conservato intatto fino ai giorni nostri il ricordo di questi giovani eroi, mentre davanti a Palazzo San Tommaso si trova il monumento che onora la memoria dei cinque fratelli.

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