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Belbello da Pavia Miniaturista degli Este

belbello pavia 1Belbello da Pavia, noto anche come Luchino Belbello da Pavia, fu un miniaturista e pittore italiano, attivo tra il 1430 e il 1470, che venne riscoperto agli inizi del Novecento, quando due studiosi d'arte, Toesca e Pacchioni, lo identificarono attribuendogli opere e stile.

Era uno degli artisti del gruppo di miniatori di Pavia, che lavorava per i Visconti, per i Gonzaga e altre corti italiane ed europee e la sua arte si fondò sulla scia della corrente lombarda formata da Giovannino de' Grassi e Michelino da Besozzo, con un occhio rivolto alla miniatura francese.

Tra i suoi primi lavori ci fu la seconda parte dell’Offiziolo Visconti, dove dovette proseguire il lavoro iniziato e abbandonato da Giovannino de' Grassi, arricchendolo con una fantasia cromatica inusuale.

Successivamente realizzò il Breviario per conto di Maria di Savoia e la Bibbia Estense di Borso d'Este, figlio illegittimo di Niccolò III d'Este, marchese di Ferrara, duca di Modena e Reggio.

La corte di Borso era il cuore della Scuola di pittura di Ferrara, cui appartenevano Francesco del Cossa, Ercole de' Roberti e Cosmè Tura.

La fama di Borso come committente di opere è legata alla famosa Bibbia, un codice miniato in due volumi da Taddeo Crivelli e altri tra il 1455 e il 1461, conservato nella Biblioteca Estense di Modena.

La Bibbia di Borso d'Este fu eseguita su pergamena nell'arco di sei anni da una squadra di artisti diretta dal Crivelli e da Franco dei Russi.

Seguendo le sorti della casata fu portata da Ferrara a Modena nel 1598, dove rimase fino alla fine del ducato nel 1859, quando venne presa, assieme ai tesori più preziosi della casata, da Francesco V in fuga.

Portata oltre i confini dell’'Italia fu recuperata durante la prima guerra mondiale, quando fu acquistata a un'asta dal senatore Giovanni Treccani e poi donata alla biblioteca modenese.

Nelle miniature della Bibbia, Belbello dipinse figure imponenti e solide, ma dalle linee fluide e deformanti, gesti eccessivi e colori accesi e cangianti, come il San Girolamo.

Un'altra caratteristica del lavoro è che venne scritto in francese per volere del marchese di Ferrara, diventando una grande testimonianza del grande interesse e uso presso la corte estense della lingua francese.

Le opere della maturità artistica di Belbello furono il Graduale, commissionato dal cardinale Bessarione e il Messale Romano per la Cattedrale di Mantova, dove le forme assunsero maggiore pienezza con effetti che ricordano da vicino le tendenze barocche.

Inoltre l’artista lavorò a codici miniati per i committenti più in vista dell'Italia settentrionale, usando uno stile legato alla vena grottesca ed espressiva del gotico internazionale, cui si mantenne fedele per tutta la sua lunga carriera, fino al 1470, probabile data della sua morte.

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