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L'arte è emozione: Rissa in Galleria

Lrissa galleria 3Una delle tele più famose del primo periodo d'attività di Umberto Boccioni, Rissa in Galleria era parte della collezione Jesi, poi del 1970 è diventata una delle opere del patrimonio della Pinacoteca di Brera.

Rissa in galleria è del 1910, una fase della pittura boccioniana già futurista, ma ancora stilisticamente lontana dai modelli che verranno sviluppati dopo il confronto diretto con le nuove avanguardie artistiche parigine. 

Il soggetto dell’opera è una rissa tra due prostitute davanti a un caffè della Galleria Vittorio Emanuele II, nel centro di Milano, dove sotto la luce dei nuovi lampioni elettrici, una disordinata folla si assiepa intorno alla piccola scena.

Ma la rissa è solo un pretesto per raccontare la città, nella sua interezza, che esplode e implode di modernità e movimento, usando la luce dalle lampade e quella proveniente dall'interno del caffè e il dinamismo dei personaggi antistanti, che passa dalla rappresentazione del singolo a quella della folla come entità viva e dotata di un'anima propria. 

La luce del dipinto è basata su un'attenta applicazione del divisionismo, la tecnica pittorica diffusa in Italia alla fine dell’Ottocento che Boccioni aveva appreso da Gaetano Previati, uno dei più apprezzati e attivi artisti italiani, e da Giacomo Balla, del gruppo futurista romano, cui si somma il movimento, visto nella concitazione dinamica dell'evento, con un'ideale fusione tra la folla sovraeccitata e la vibrazione della città tutt'intorno.

Ma Rissa in galleria è anche la testimonianza storica della Milano alle soglie della Grande Guerra, riassumendo in sé i contrasti di una metropoli in profondo cambiamento, come dimostra la scena del bar dove è ambientata la rissa, lo storico Caffè Campari, un pezzo della storia ambrosiana, che lo stesso Boccioni frequentava quotidianamente.

rissa galleria 2L’autore

Nato nel 1882 a Reggio Calabria, Umberto Boccioni si trasferì a Roma all’età di diciotto anni, dove prese lezioni di disegno alla Scuola libera del nudo con Severini e Sironi e frequentò lo studio di Giacomo Balla, da poco rientrato da Parigi.

Nel 1907 si stabilì a Milano, con uno stile pittorico molto vicino all’ambiente divisionista del nord Italia, dove il maggior rappresentante restava Pellizza da Volpedo e i soggetti, come le periferie urbane in costruzione, che anticipano i successivi sviluppi del futurismo.

Boccioni conobbe anche la pittura simbolista di Previati e della Secessione viennese e la pittura espressionista tedesca, che lo condussero ad attenuare i suoi interessi per il naturalismo e a ricercare una pittura più intensa sul piano psicologico ed espressivo.

Il suo interesse per la psicologia non era legato ai toni decadenti e raffinati della pittura simbolista, ma si concentrò sui temi dell’interiorità dell’uomo moderno, coniugando a ciò le suggestioni più intense del futurismo.

Nel gennaio del 1910 Boccioni conobbe Filippo Tommaso Marinetti, e si avvicinò alle sue idee futuriste, al punto di firmare il primo manifesto della pittura futurista e l’anno dopo il Manifesto tecnico della pittura futurista.

Boccioni prese parte anche a numerose manifestazioni in Italia e all’estero, nel 1914 pubblicò due testi fondamentali per comprendere la sua visione artistica, Pittura Scultura Futuriste e Dinamismo plastico.

Allo scoppio della prima guerra mondiale il pittore viene richiamato alle armi e il 17 agosto del 1916, a trentaquattro anni, morì cadendo da cavallo mentre era nelle retrovie di uno dei tanti campi di battaglia.

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