Michele Calvo di Castro

  • Paola Montonati

 

calvo 1Una storia di quasi tre secoli fa, quasi una leggenda che ci racconta un personaggio della Pavia del Settecento.

Nato a Palma di Maiorca nel 1720, Michele Calvo venne educato da uno zio sacerdote, nominato suo tutore dopo la morte del genitori. 

Quindicenne, il ragazzo venne ammesso presso il collegio dei Gesuiti, dai quali venne inviato presso una missione nel cuore del Perù.
Ben presto Michele sentì che la prospettiva di una vita da prete gli stava stretta e, una notte, fuggi dal convento e si imbarcò su una nave diretta in Europa.
Da allora il giovane Calvo cambiò completamente e divenne uno dei truffatori più abili del Settecento, capace di mettere a segno incredibili imbrogli senza essere mai scoperto o catturato per anni.
Il suo modus operandi era molto semplice: travestito da prelato, faceva in modo di conquistarsi l’amicizia dei cittadini più influenti e, dopo aver ricevuto soldi e vari regali, fuggiva con una nuova identità, non prima di aver spedito alle sue vittime lettere, scritte modificando il più possibile la calligrafia e con le quali si attributiva identità importanti.
Verso il 1760 Michele arrivò a Pavia, dove si presentò con l’identità di Don Michele de Castro Estada, nobile spagnolo laureato a Salamanca, che dopo aver lavorato per anni all’ambasciata spagnola a Roma, aveva deciso di diventare frate.
I pavesi vennero conquistati dalla sua storia e il 10 febbraio di quello stesso anno l’imbroglione fece il suo ingresso nel convento francescano di San Giacomo fuori le mura, con il saio di Frate Adiuto.
Dopo poco tempo Michele fuggì dal convento, non prima di essersi scritto una falsa lettera che informava della morte di sua madre in Spagna.
Pochi mesi dopo l’imbroglione tornò nella città lombarda, stavolta spacciandosi per il prete incaricato delle confessioni dei giustiziati, allora nella piazza vicino al Broletto.
La sua fama aumentò notevolmente, tanto che il 20 ottobre arrivò a Vidigulfo, con l’incarico di coadiutore presso don Camillo Landriani.
calvo 2Dopo aver messo a segno l’ennesima truffa, il 13 aprile 1761 Michele fuggì dal piccolo borgo con due giovani, a cui aveva detto che andava a celebrare un matrimonio a Stradella, mentre invece si diresse verso Savigliano, località vicino a Cuneo.
Per fare in modo che nessuno sapesse dove fosse andato, il truffatore ordinò ad uno dei due giovani di fuggire ad Alessandria e di godersi la sua parte di bottino, mentre l’altro dovette consegnare a don Camillo una lettera offensiva in cui Michele rivelava la sua vera identità.
Furenti, gli abitanti di Vidigulfo diedero la caccia al finto prelato, che nel frattempo si era trasferito a Cuneo, dove celebrò la sua ultima messa.
Subito dopo aver appreso che da Pavia stava arrivando un messo per interrogarlo sul suo operato, Michele cercò nuovamente di fuggire, ma il 1 maggio del 1761 venne arrestato dagli uomini del governatore di Cuneo.
Condotto a Pavia, il truffatore venne rinchiuso nella torre del Vescovo, allora all’angolo tra via Menocchio e via Parodi.
Il 16 giugno di quello stesso anno venne condannato a morte e il 16 luglio venne giustiziato nella stessa piazza dove, come falso prete, aveva confortato tanti prigionieri.

 

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