Skip to main content

La Torre di Boezio a Pavia: storia, prigionia e leggenda

  • Redazione PaviaFree.it

Tra le torri scomparse di Pavia, nessuna possiede un fascino oscuro quanto la Torre di Boezio. Secondo una tradizione risalente al Medioevo, tra le sue mura sarebbe stato imprigionato Severino Boezio, filosofo, senatore romano e consigliere del re ostrogoto Teodorico.

Durante la detenzione a Pavia Boezio compose la Consolazione della filosofia, una delle opere più influenti della cultura medievale. Poco tempo dopo venne condannato a morte, mentre la torre alla quale la memoria cittadina associò la sua prigionia sopravvisse fino al 1584.

La storia documentata si intrecciò progressivamente con il racconto popolare: nelle notti nebbiose, secondo una leggenda pavese, il fantasma del filosofo avrebbe continuato a vagare nei pressi dell’antico carcere con la testa sotto il braccio.

Ultimo aggiornamento: 6 agosto 2026.

Storia e tradizione: la prigionia di Boezio a Pavia e la composizione della Consolazione della filosofia sono documentate. Non è invece possibile dimostrare con certezza che il filosofo sia stato rinchiuso proprio nell’edificio poi chiamato Torre di Boezio.

Pavia ai tempi di Teodorico

Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo Pavia, ancora conosciuta con il nome romano di Ticinum, assunse un ruolo politico e militare di primo piano.

Durante la guerra contro Odoacre, Teodorico si rifugiò a Pavia con il proprio esercito. Dopo la conquista dell’Italia e la nascita del Regno ostrogoto, la città divenne una delle principali sedi regie e viene descritta dagli studiosi come una seconda capitale dopo Ravenna.

La posizione era particolarmente favorevole:

  • Pavia sorgeva su un terrazzo naturale protetto dal Ticino;
  • era vicina alla confluenza con il Po;
  • controllava importanti collegamenti terrestri e fluviali;
  • possedeva una solida cinta difensiva;
  • si trovava al centro di una ricca area agricola;
  • permetteva di controllare gli accessi alla Pianura Padana occidentale.

Le fonti attribuiscono a Teodorico la costruzione o il restauro del palazzo regio, delle mura, delle terme e dell’anfiteatro.

Dal 540, dopo la caduta di Ravenna nelle mani dei Bizantini, Pavia ospitò stabilmente la corte e il tesoro del regno ostrogoto. Il suo ruolo preparò quello che avrebbe assunto pochi decenni più tardi come capitale del Regno longobardo.

Approfondisci questo periodo nell’articolo dedicato a Pavia capitale dei Longobardi.

Chi era Severino Boezio

Anicio Manlio Severino Boezio nacque a Roma intorno al 480 in una delle più prestigiose famiglie dell’aristocrazia senatoria.

Fu uomo politico, filosofo, teologo, matematico, studioso della musica e profondo conoscitore della cultura greca.

Il suo grande progetto intellettuale consisteva nel tradurre e commentare in latino le opere di Platone e Aristotele, affinché il patrimonio filosofico greco non andasse perduto nell’Occidente latino.

Durante il regno di Teodorico ricoprì incarichi molto importanti:

  • fu console nel 510;
  • entrò nella cerchia dei consiglieri del sovrano;
  • nel 522 divenne magister officiorum, una delle più alte cariche amministrative del regno;
  • vide entrambi i figli nominati consoli nello stesso anno.

Per un certo periodo Boezio rappresentò il tentativo di collaborazione tra l’aristocrazia romana e il potere ostrogoto.

L’accusa di tradimento

Il rapporto con Teodorico si spezzò improvvisamente nel 523.

Il senatore Albino venne accusato di aver intrattenuto corrispondenza segreta con la corte di Costantinopoli. Boezio intervenne in sua difesa, sostenendo che, se Albino era colpevole, l’accusa avrebbe dovuto coinvolgere anche il Senato romano.

Poco dopo fu accusato a sua volta di:

  • aver protetto un presunto traditore;
  • aver nascosto documenti compromettenti;
  • aver intrattenuto rapporti con l’imperatore d’Oriente Giustino I;
  • aver agito contro l’autorità di Teodorico.

Nel testo precedente compariva Giustiniano. Durante il processo di Boezio l’imperatore d’Oriente era invece Giustino I. Giustiniano gli succedette soltanto nel 527.

Boezio respinse le accuse e sostenne di aver agito per difendere il Senato e la legalità. Venne tuttavia privato delle cariche, dei beni e della libertà.

Il processo si svolse senza che potesse difendersi personalmente davanti al Senato. Il filosofo fu trasferito e tenuto sotto custodia nell’area di Pavia.

La Torre di Boezio a Pavia

Ricostruzione grafica della perduta Torre di Boezio a Pavia
Una ricostruzione grafica della torre che la tradizione pavese collegò alla prigionia di Boezio.

La tradizione pavese identificò il luogo della prigionia con una torre poligonale situata lungo l’antica cinta muraria, conosciuta nel tempo come:

  • Torre delle Carceri;
  • Torre di Boezio;
  • Turris Boethii;
  • in alcune fonti, Turris Fraudulenta.

L’edificio viene generalmente collocato nella zona settentrionale dell’antica città, nei pressi della Porta Palatii e dell’area corrispondente all’attuale piazza Petrarca e ai Giardini Malaspina.

Non sono sopravvissuti resti visibili della struttura. Le conoscenze sulla torre derivano da:

  • cronache medievali e rinascimentali;
  • descrizioni di eruditi pavesi;
  • disegni realizzati prima della sua scomparsa;
  • studi di storia dell’architettura;
  • ricostruzioni digitali della Pavia cinquecentesca.

La torre era probabilmente una struttura di origine tardoantica successivamente modificata e riutilizzata. Il suo aspetto insolito e le decorazioni figurate colpirono gli osservatori del Rinascimento.

L’associazione con il filosofo è antica, ma non equivale a una prova archeologica: Boezio potrebbe essere stato custodito in questo edificio, in un’altra struttura carceraria oppure in una proprietà sorvegliata dell’area pavese.

Il disegno di Giuliano da Sangallo

Una delle testimonianze più importanti è il disegno attribuito all’architetto rinascimentale Giuliano da Sangallo, conservato nel Codice Vaticano Barberiniano Latino 4424.

Il disegno documenta una torre articolata su più livelli, caratterizzata da:

  • una pianta poligonale;
  • ordini sovrapposti;
  • aperture ad arco;
  • elementi decorativi antichi;
  • grandi figure collocate lungo il corpo dell’edificio.

La struttura doveva apparire molto diversa dalle torri medievali quadrangolari che ancora caratterizzano il centro di Pavia.

La Torre di Boezio sopravvisse per secoli alla trasformazione delle mura cittadine, ma scomparve nel 1584. Le fonti non sono del tutto concordi nel descrivere l’evento come crollo improvviso oppure demolizione di ciò che restava dell’edificio.

Lo studio moderno della torre è stato ripreso anche dal Politecnico di Milano, che ha analizzato il disegno di Giuliano da Sangallo e il valore dell’edificio come memoria dell’antichità pavese.

Studio sulla Torre di Boezio

La Consolazione della filosofia

Durante la prigionia a Pavia Boezio scrisse il De consolatione philosophiae, conosciuto in italiano come La Consolazione della filosofia.

L’opera è composta da cinque libri e alterna prosa e versi. All’inizio Boezio, disperato per la perdita della libertà, dei beni e della posizione pubblica, viene visitato da una figura femminile maestosa.

La donna è la personificazione della Filosofia. Porta con sé libri e uno scettro e invita il prigioniero a non abbandonarsi alla disperazione.

Il dialogo affronta temi come:

  • la fragilità della fortuna;
  • la differenza tra felicità apparente e vero bene;
  • il problema del male;
  • la giustizia divina;
  • la libertà dell’uomo;
  • il rapporto tra libero arbitrio e provvidenza;
  • la ricerca della felicità attraverso la sapienza.

La celebre immagine della ruota della Fortuna descrive il continuo mutare della condizione umana: chi oggi occupa il punto più alto può precipitare, mentre chi si trova in basso può risalire.

La Consolazione divenne uno dei libri più letti, copiati e tradotti del Medioevo europeo. Fu conosciuta da Dante, Petrarca, Boccaccio e Geoffrey Chaucer.

Una distinzione importante: è certo che l’opera fu composta durante la prigionia pavese. Non è invece dimostrabile che Boezio la abbia scritta materialmente all’interno della torre che in seguito prese il suo nome.

La morte di Boezio

Boezio venne condannato e giustiziato per ordine di Teodorico. La data viene collocata, secondo le diverse ricostruzioni, tra il 524 e il 526.

Anche le modalità dell’esecuzione non sono conosciute con certezza. Le fonti e le tradizioni successive parlano alternativamente di:

  • decapitazione;
  • strangolamento;
  • tortura mediante una corda stretta intorno al capo;
  • percosse seguite dall’esecuzione.

Non è possibile stabilire quale versione corrisponda ai fatti.

Poco dopo venne condannato anche il suocero di Boezio, il senatore Quinto Aurelio Memmio Simmaco, accusato di aver condiviso il presunto complotto.

Boezio e Simmaco raffigurati in una miniatura medievale
Boezio e Simmaco in una raffigurazione medievale.

Teodorico morì nel 526. Le condanne di Boezio, Simmaco e papa Giovanni I contribuirono a creare l’immagine cupa degli ultimi anni del suo regno.

La tomba di Boezio a San Pietro in Ciel d’Oro

Le spoglie attribuite a Severino Boezio sono conservate nella cripta della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.

Il legame tra il filosofo e la chiesa è ricordato anche da Dante nel decimo canto del Paradiso:

«Lo corpo ond’ella fu cacciata
giace giuso in Cieldauro;
ed essa da martiro e da essilio venne a questa pace.»

Il poeta colloca Boezio tra gli spiriti sapienti del cielo del Sole e ricorda espressamente la sua sepoltura pavese.

Nella cripta della basilica si trova un’urna dedicata al filosofo. San Pietro in Ciel d’Oro custodisce inoltre le reliquie di sant’Agostino e la memoria del re longobardo Liutprando.

La Chiesa cattolica venera Boezio come santo e martire, celebrandone la memoria il 23 ottobre.

San Pietro in Ciel d’Oro: orari e cosa vedere

Il richiamo dantesco è approfondito anche nell’articolo Dante Alighieri e San Pietro in Ciel d’Oro.

La leggenda del fantasma di Boezio

Con il passare dei secoli, la tragica morte del filosofo e l’aspetto inquietante della torre generarono un racconto popolare.

Secondo la leggenda, nelle sere più fredde e nebbiose lo spettro di Boezio avrebbe continuato a vagare nei pressi dell’antico carcere, portando la propria testa sotto il braccio.

Il fantasma sarebbe apparso:

  • intorno all’antica area di Calvenzano;
  • nei pressi dell’attuale piazza Petrarca;
  • lungo il percorso verso San Pietro in Ciel d’Oro;
  • nelle strade avvolte dalla nebbia a nord del centro storico.

Non esistono naturalmente prove storiche di queste apparizioni. Il racconto appartiene al patrimonio delle leggende cittadine e riprende il motivo medievale del cefaloforo, il martire che cammina portando la propria testa dopo la decapitazione.

Il dettaglio della testa sotto il braccio è quindi una suggestione narrativa, non una conferma del modo in cui Boezio venne effettivamente ucciso.

Per altre storie misteriose consulta la raccolta delle leggende di Pavia.

Ciclista avvisato, mezzo salvato: nelle sere di nebbia, passando da piazza Petrarca, meglio tenere gli occhi aperti. Non si sa mai che un antico filosofo desideri discutere della ruota della Fortuna.

Dove cercare oggi le tracce di Boezio a Pavia

La torre non esiste più, ma è possibile costruire un breve itinerario dedicato al filosofo.

1. Piazza Petrarca e Giardini Malaspina

L’area viene comunemente associata alla posizione della perduta Torre di Boezio. Non sono visibili strutture certe riferibili all’edificio, ma è il punto dal quale iniziare il percorso.

2. Via Severino Boezio

La strada conserva nel nome la memoria del filosofo e collega l’area settentrionale del centro con il quartiere di San Pietro in Ciel d’Oro.

3. Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio

La chiesa sorge in una zona legata alle più antiche memorie cristiane della città e alle tradizioni sulla sepoltura originaria di Boezio.

4. San Pietro in Ciel d’Oro

Nella cripta si trova l’urna dedicata al filosofo. Sulla facciata è riportata la terzina con la quale Dante ricorda la tomba di Boezio a “Cieldauro”.

Il percorso è breve e può essere abbinato alla visita del Castello Visconteo e dei Musei Civici.

Domande frequenti

Dove si trovava la Torre di Boezio?

Viene generalmente collocata nei pressi dell’attuale piazza Petrarca e dei Giardini Malaspina, lungo la zona settentrionale dell’antica cinta muraria di Pavia.

La Torre di Boezio esiste ancora?

No. La struttura scomparve nel 1584. Non sono oggi visibili resti sicuramente attribuibili alla torre.

Boezio fu davvero imprigionato nella torre?

È certo che Boezio venne imprigionato nell’area di Pavia. L’identificazione precisa del carcere con la Torre di Boezio appartiene però alla tradizione medievale e non è dimostrata archeologicamente.

Boezio scrisse la Consolazione della filosofia a Pavia?

Sì. L’opera venne composta durante la prigionia pavese, anche se non è possibile stabilire in quale edificio fosse custodito.

Come morì Severino Boezio?

Venne giustiziato per ordine di Teodorico tra il 524 e il 526. Le fonti non permettono di stabilire con certezza se fu decapitato, strangolato o ucciso con un’altra forma di tortura.

Dove si trova la tomba di Boezio?

Le spoglie attribuite al filosofo sono custodite nella cripta della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia.

È vera la leggenda del fantasma senza testa?

No, è una leggenda popolare. Il racconto dello spettro con la testa sotto il braccio appartiene al patrimonio narrativo e misterioso della città.

Fonti e approfondimenti

Leggi anche su PaviaFree

Testo originale di Marco Corrias, aggiornato e verificato dalla redazione di PaviaFree.

  • Ultimo aggiornamento il .