La battaglia di Pavia

  • Paola Montonati

La battaglia di Pavia, lo scontro che segnò uno spartiacque tra il Medioevo e l’Età Moderna:

battaglia pavia 1525

I precedenti

Fin dall’inizio del Cinquecento, Francia e Impero si scontarono per il controllo della Lombardia, che era un punto di riferimento per i viaggi tra i territori imperiali e la penisola italiana. Nel 1521 le truppe imperiali arrivarono in Lombardia attraverso la via Emilia, mentre i francesi aspettavano il momento più propizio per intervenire. Dopo la morte del papa Leone X, alleato degli imperiali, le truppe potevano contare su alcune migliaia di lanzichenecchi ma parte delle truppe pontificie abbandonò l’esercito. Inoltre le linee francesi furono rinforzate dall’esercito del capitano di ventura Giovanni de Medici. La situazione precipitò al punto che, nel 1524, l’esercito spagnolo si rifugiò nella roccaforte di Pavia, che venne ben presto assediata dalle truppe francesi. In soccorso degli spagnoli si mosse il marchese di Pescara, che conduceva con se i lanzichenecchi guidati da Giorgio Frundsberg, mentre i francesi avevano dalla loro parte numerosi rinforzi, che al loro arrivo trovarono il re tra due fuochi; la guarnigione interna alla città, guidata dal capitano de Leyva, e il marchese di Pescara. Nella notte del 23 febbraio, D'Avalos ordinò alle sue truppe di entrare nel parco di Mirabello e di cominciare a disporsi per la battaglia. Francesco I, convinto che si trattasse di un diversivo, attese a lungo prima di cominciare a disporre le proprie truppe alla spicciolata nel parco.

La battaglia

Alle prime luci del 24 febbraio, gli imperiali erano già pronti, con l’ala destra composta dalla cavalleria imperiale, mentre al centro vi erano gli archibugieri spagnoli al comando del marchese di Pescara, mentre i lanzichenecchi erano sulla sinistra. Seguendo le tradizioni della cavalleria, i Francesi schierarono in prima fila la cavalleria pesante e quella imperiale. Inizialmente la cavalleria leggera francese attaccò l'artiglieria spagnola, che non era ancora disposta del tutto, disperdendo gli artiglieri e catturando i cannoni. Esaltato dall’insperato successo, Francesco I decise che non era il caso di lasciare tutto il merito della vittoria ai suoi artiglieri, e si lanciò in una impetuosa carica contro le cavallerie imperiali. In breve il re francese, sbaragliò i cavalieri avversari, ma non aveva fatto i conti con il marchese di Pescara. Infatti D'Avalos spostò una buona parte dei suoi archibugieri in un boschetto vicino a dove si trovava la cavalleria. In poco tempo la cavalleria più potente d'Europa cadde sotto il preciso tiro degli spagnoli. Questo inaspettato rovesciamento della situazione consenti alla cavalleria spagnola, assieme alla fanteria, di lanciarsi contro i pochi francesi rimasti. I cavalieri francesi rimasti si riunirono in un quadrato difensivo, nella speranza di difendere il re, ma caddero sotto i colpi degli avversari. Anche se tutto era perduto, Francesco I continuò a combattere furiosamente, ma alla fine dovette arrendersi e consegnarsi al nemico. Nel frattempo i lanzichenecchi francesi si scontrarono contro quelli imperiali, ma subirono una schiacciante sconfitta. Ma non era ancora finita. Infatti dopo messo in fuga gli artiglieri francesi, i mercenari tedeschi si scontrarono con i picchieri svizzeri, che erano appena arrivati sul campo. Ma le truppe assediate di Pavia riuscirono a sbaragliare i mercenari italiani che sorvegliavano la mura della città, e corsero in aiuto ai lanzichenecchi stringendo in una morsa mortale i picchieri, e distruggendo tutte le speranza di una vittoria francese.

Conseguenze

Quando l’alba rischiarò Pavia alle prime luci del mattino ormai la battaglia era giunta al suo epilogo. I francesi subirono perdite gravissime, ma soprattutto la prigionia di Francesco I diede la conferma che l'epoca delle cavallerie pesanti come dominatrici dei campi di battaglia era definitivamente conclusa.

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