L'arte è emozione: Emilo Longoni Primavera in alta montagna

  • Paola Montonati

emilio longoni primavera in alta montagna 1L'opera, che ha mantenuto l'originale cornice a centina, era parte della raccolta del dottor Ambrogio Binda, mecenate di Vittore Grubicy De Dragon, recentemente acquistato dalla Fondazione Cariplo.

Primavera in alta montagna è databile al 1912, dato le evidenti analogie con le due tele presentate da Longoni all'edizione della Biennale di Venezia svoltasi in quell'anno, Egloga e Alba in alta montagna.

Il dipinto è un esempio particolarmente efficace della folta produzione di paesaggi alpini realizzati da Longoni negli ultimi due decenni della sua attività.

La scena, collocata sulle cime del Bernina, rappresenta il disgelo, quando la distesa di neve si scioglie evidenziando nuovamente il manto erboso scandito dai rododendri.

Sullo sfondo luminosissimo, attraverso le nebbie del mattino in lenta dissolvenza, compare la sagoma di un ghiacciaio e l'artista contrappone alla solennità imperturbabile della natura, un’allusione alla presenza dell'uomo, rappresentata da una coppia di pastori che conducono un gregge al pascolo, anche se le dimensioni del gruppo sono talmente ridotte da confondersi con il contesto naturalistico, in un preciso riferimento al panteismo cosmico divulgato dalla cultura simbolista.

Nel quadro la pittura di Longoni ha effetti cromatici estremamente raffinati valendosi della tecnica divisionista, infatti la resa del prato e dei rododendri è ottenuta con un intreccio finissimo di pennellate colore puro, mentre quella del manto di neve sembra più omogenea, appena rialzata da rari tocchi di azzurro, mentre nella zona del cielo la stesura ricorre ai toni del rosa e del violetto.

L’autore

emilio longoni primavera in alta montagna 2Emilio Longoni nacque a Barlassina il 9 luglio 1859, quarto dei dodici figli della famiglia di Matteo, originario di Mariano, con un passato di garibaldino e gestore di una bottega di maniscalco, e di Luigia, appartenente a una famiglia contadina del posto, che lavorava come sarta e cucitrice.

Dal 1876 al 1880 Emilo frequentò l'Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini e Raffaele Casnedi, poi tra il 1882 e il 1884 si trasferì a Pusiano e dipinse i luoghi della Brianza e della Barlassina con Segantini, che era sostenuto dai fratelli Vittore e Alberto Grubicy.

Nel 1885 soggiornò a Ghiffa dove conobbe Ranzoni e i fratelli Troubetzkoy, poi tornò a Milano, dove oltre ai ritratti e alle nature morte eseguì copie dall'antico.

Chiusi fuori di scuola del 1888 è il suo primo lavoro di dipinto di grandi dimensioni a tematica sociale.

Nelle sue opere degli anni Novanta dell’Ottocento Longoni usò un linguaggio pittorico d'impronta divisionista, ad esempio alla I Triennale di Brera del 1891 presentò L'oratore dello sciopero e La piscinina, poi dal 1900 passò un simbolismo letterario e un raffinato paesaggismo alpino che caratterizzò tutto il suo lavoro successivo.

Lo scoppio della guerra vide Longoni chiudersi ancora di più in se stesso, con paesaggi smaterializzati, dove i volumi e le forme perdono ogni consistenza, al punto che nel 1928, invitato a prendere parte alla Biennale di Venezia, declinò l’offerta sentendosi estraneo alle regole che ormai governano i meccanismi espositivi.

Longoni morì nel suo studio il 29 novembre 1932 e fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Milano.

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