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Gerolamo Cardano Avventuriero pavese

gerolamo cardano 1Il pavese Gerolamo Cardano, noto per essere stato uno scienziato e uno stregone, fu uno dei grandi protagonisti del Cinquecento, con il suo carattere impossibile, arrogante, inaffidabile e privo di scrupoli.

Cardano nacque a Pavia nel 1501, figlio illegittimo di un avvocato con la passione per la matematica e le scienze occulte, che insegnava geometria all’Università di Pavia. Introdusse il figlio agli studi matematici e alle arti magiche, allora molto utili nella professione medica.

Ma gli interessi di Cardano si svilupparono nei campi più diversi, come dimostra l’enciclopedia Della varietà delle cose, dove si occupò della Luna e di dentifrici, di odori e di tipografie.

Nelle scienze naturali e in matematica Gerolamo fu un algebrista, ma dalla sua passione per il gioco nacque il trattato, Liber de ludo aleae, che custodisce le basi della moderna teoria del calcolo delle probabilità.

Inoltre Cardano studiò con una grande attenzione le equazioni di terzo grado e quando apprese che Tartaglia, un altro dei grandi algebristi del Cinquecento, ne aveva trovato la soluzione, cerco in tutti i modi di farsela comunicare, al punto di dire “nel nome di Dio e come uomo d’onore” che non avrebbe mai pubblicato le sue formule e che le avrebbe tenute segrete, scritte in codice “affinché, anche dopo la mia morte nessuno le possa capire”. 

Cardano fu anche un inventore e progettò vari meccanismi, come la serratura a combinazione, la sospensione cardanica, con tre anelli concentrici collegati da snodi, per ospitare una bussola o un giroscopio, garantendo la libertà di movimento dello strumento, e il giunto cardanico, dispositivo usato nelle vetture che permette di trasmettere un moto rotatorio da un asse a un altro di diverso orientamento.

Ma la vita di Gerolamo fu anche una serie di disavventure famigliari e personali, culminate nel 1570 in un processo per eresia, per aver compilato l’oroscopo di Cristo e aver scritto un’apologia di Nerone, nemico dei cristiani, da cui si salvò grazie alla sua fama di grande medico e ai rapporti che aveva con i potenti di tutta Europa.

Dopo essere rimasto in carcere per pochi mesi, Cardano ottenne una preziosa pensione dal Papa e si trasferì così a Roma dove, grazie al vitalizio, visse sereno fino alla morte avvenuta il 21 settembre 1576.

Il suo ultimo lavoro fu l’autobiografia De Vita propria, un viaggio non solo sulla vita di uno scienziato del Cinquecento, ma anche sul contesto storico, che fu pubblicato postumo a Parigi nel 1643 e soltanto nel 1821 venne tradotto in italiano, e poi, nel 1936, in francese.

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