Daniele D’Anza, regista del mistero

  • Paola Montonati

d anzaQuanti ricordano Coralba o Ho incontrato un’ombra….

Nato a Milano il 20 aprile 1922, Daniele D’Anza fu il regista degli sceneggiati Rai sul mondo del mistero degli anni Settanta…

Dopo aver conseguito la maturità scientifica si laureò in scienze politiche presso l’Università degli Studi di Pavia e pubblicò articoli di critica teatrale sulla rivista mensile Platee, e nella direzione di piccole compagnie.

Per venticinque metri di fango, da Irwin Shaw, allestito nell’estate del 1946 nel cortile del Castello Sforzesco di Milano, fu il primo spettacolo importante, portato con successo anche a Venezia.

Con la compagnia Carraro-Zoppelli firmò altre regie teatrali, tra cui La leggenda di Ognuno di Hofmannsthal e La macchina infernale di Jean Cocteau e nel 1950 collaborò anche al primo film di Michelangelo Antonioni Cronaca di un amore.

Il dirigente Rai Sergio Pugliese, commediografo e appassionato di teatro, lo chiamò nella nascente televisione italiana, per le prime regie sperimentali della Rai.

D’Anza portò nelle sue regie un’attitudine da sperimentatore, inventando anche nuove tipologie di spettacolo televisivo, come Il Mattatore del 1959, affidato a Vittorio Gassman, Questa sera parla Mark Twain, sceneggiato da Romildo Craveri e Diego Fabbri, dove lo scrittore si racconta, facendo rivivere personaggi ed eventi come episodi della sua vita, Scaramouche, con Domenico Modugno, del filone della commedia musicale sceneggiata e nel 1966, con La coscienza di Zeno affrontò il romanzo di Svevo, sdoppiando il protagonista, in un rovesciamento a ritroso della narrazione. 

Ma D’Anza divenne noto soprattutto con i gialli, tra cui una serie di titoli tratti da Durbridge a partire dall’originale del 1966 Melissa e continuando con i successivi come Giocando a golf una mattina. 

Nel 1970 con Coralba consacrò il suo successo, che proseguì nel 1972 con due adattamenti da romanzi di Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia e Il sospetto.

La sua ricerca lo vide, sempre nel 1972, raccontare la vita del poliziotto italo-americano Joe Petrosino con realismo e senza facili conclusioni. 

Negli anni Settanta, dalla collaborazione del regista con gli sceneggiatori Giuseppe D'Agata, Flaminio Bollini, Dante Guardamagna e Lucio Mandarà, nacque il filone gotico-parapsicologico, intrecciato di spy story e soprannaturale, con Il segno del comando andato in onda nella primavera del 1971, Esp, basato sulla figura del sensitivo olandese Gerard Croiset. 

Verso il 1974 lo sceneggiato Ho incontrato un’ombra è l’incontro tra una storia d’amore e la tessitura di un giallo e L’amaro caso della baronessa di Carini, sceneggiato del 1975, riadatta, ambientandole in epoca napoleonica, le vicende di una ballata popolare siciliana del Cinquecento.

Sempre attratto dal fantastico D’Anza realizzò nel 1976 Extra, basato su un presunto rapimento alieno avvenuto negli Usa, per ritornare alla letteratura con i Racconti fantastici tratti da Edgar Allan Poe nel 1979 in cui il regista recita in un piccolo ruolo. 

Nel 1978 un classico come Madame Bovary fu sceneggiato da D'Anza con Fabio Carpi, Luigi Malerba e Biagio Proietti, con l’accento posto sulle tematiche giuridiche e su problematiche pre-femministe.

D’Anza morì prematuramente, a soli 62 anni, il 12 aprile 1984, aveva girato nell’estate del 1983 il suo ultimo lavoro La ragazza dell’addio, tratto dal romanzo di Giorgio Scerbanenco e interpretato da Carole André e Ray Lovelock, che andò in onda postumo nel giugno dell’anno successivo.

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