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Palazzo San Tommaso una mostra sulla Prima Guerra Mondiale

  • Paola Montonati

pavia guerra 1Fino al 16 novembre, nelle sale del palazzo San Tommaso, in Piazza del Lino a Pavia, sarà possibile visitare la mostra L’Università di Pavia durante la Prima Guerra Mondiale, allestita dal Centro interdipartimentale di ricerca e documentazione sulla storia del Novecento, Archivio Storico dell’Università e Istituto per la storia del Risorgimento.

Come ha ricordato lo scrittore pavese Mino Milani “E’un’Italia impreparata quella che celebra il centenario della Grande Guerra, un Paese indifferente verso la sua storia e preferisce ricordarsi di Caporetto invece che di Vittorio Veneto” anche se la prima guerra mondiale “non ha determinato lo sfacelo del nostro esercito, ma anche la disfatta di quello austriaco”.

L’esposizione è stata inaugurata il 16 ottobre nel contesto del congresso Pavia nella prima guerra mondiale, che si è tenuto nell’aula Scarpa, tenuto da Daniela Preda e Fabio Zucca, direttore dell’archivio storico e presidente del Centro del 900, dove lo storico Marco Galandra ha raccontato la figura discussa di Luigi Cadorna, il responsabile della disfatta di Caporetto.

“Era convinto che la strategia vincente fosse quella della controffensiva. Una strategia che portò alle 12 battaglie dell’Isonzo, con centinaia di migliaia di morti, ma con pochi vantaggi” dice Galandra.

Nel corso del convegno, cui hanno partecipato Gianfranco Depaoli, Almerigo Apollonio e Giulio Guderzo, è stato ricordato come molti dottori e infermieri pavesi parteciparono in prima linea al soccorso di molti feriti nel corso del conflitto, come Maria Cozzi, crocerossina e unica donna pavese morta al fronte.

“Storie raccontate anche attraverso monumenti e lapidi, una ricca testimonianza raccolta dal nostro giornale” dice Fabrizio Guerrini della Provincia Pavese.

Nella mostra dieci teche conservano documenti dell’ateneo pavese e da vari fondi privati, come lettere, cimeli e fotografie, che ricordano come le scuole superiori pavesi vennero ospitate nel palazzo centrale fino alla fine della guerra, mentre l’ospedale dovette fare di tutto per dare una mano ai molti feriti tornati dal fronte.

“Sono esposti anche i telegrammi cifrati inviati dal rettore al Ministero della giustizia in cui si domandava di far rientrare personale per esigenze sanitarie, di ricerca e di didattica” spiega Fabio Zucca.

La mostra è visitabile da lunedì a sabato dalle 9 alle 19. 

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