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Storie e leggende di Pavia sul Ticino: il ponte del Diavolo, il fantasma del fiume e le torri scomparse

  • Redazione PaviaFree.it

ponte coperto leggende

Il Ticino, anima di Pavia e fiume di leggende

Chi arriva a Pavia per la prima volta finisce quasi sempre sul Ponte Coperto, a guardare il Ticino che scorre lento tra la città e il Borgo. Non è solo una bella cartolina: per secoli il fiume è stato una vera strada d’acqua, con porti, mulini fluviali, barcaioli e traffici che collegavano il Pavese al resto del Nord Italia.

Intorno a questo scenario di nebbie, piene improvvise, barche e catene tese sull’acqua sono nate storie che si tramandano da generazioni: il ponte del Diavolo, il fantasma del fiume, le torri scomparse e le loro ombre nella nebbia. Un patrimonio di leggende che racconta il lato più misterioso della città.

Il ponte del Diavolo: la leggenda della vigilia di Natale

La leggenda più famosa legata al Ticino è quella del ponte del Diavolo, che spiega in modo fantastico la nascita del Ponte Coperto.

Secondo il racconto popolare, siamo nell’anno 999. Il vecchio ponte romano che attraversava il fiume è crollato da tempo e per passare da Pavia al Borgo si usano solo i traghetti. Nella notte della vigilia di Natale, molti abitanti del Borgo vogliono raggiungere la città per la Messa di mezzanotte, ma la nebbia è così fitta che le barche non riescono più ad attraversare.

È a questo punto che, tra la folla infreddolita, compare un elegante signore vestito di rosso. Promette di costruire in un istante un ponte di pietra, a una sola condizione: avere l’anima del primo essere vivente che lo attraverserà. Gli sguardi e le parole tradiscono subito la sua vera identità: è il Diavolo in persona.

Quando l’accordo sembra inevitabile, dalla vicina chiesa dedicata a San Michele arriva un misterioso pellegrino: è l’<strong’Arcangelo Michele, travestito da semplice uomo. Con apparente calma accetta il patto, ma chiede che il Diavolo inizi a costruire subito il ponte, assicurandogli che avrebbe avuto il “primo passante”.

Una volta completato il ponte, l’Arcangelo si procura un caprone, lo afferra per il collare e lo costringe ad attraversare per primo. Il Diavolo, resosi conto di essere stato ingannato, scaglia sul ponte pioggia, vento e fulmini, ma la struttura resiste. Furioso, scompare tra le acque e lascia ai pavesi il loro ponte, che da allora è anche chiamato ponte del Diavolo.

Ancora oggi, nelle sere di nebbia, c’è chi giura di vedere il ponte emergere come un’ombra dalla foschia, proprio come quella prima notte “magica” sulla vigilia del Mille.

La chiesetta di San Giovanni Nepomuceno in mezzo al ponte

Per tenere lontano il Diavolo e proteggere chi attraversava il Ticino, i pavesi vollero costruire, sul pilone centrale del ponte, una piccola chiesetta dedicata a San Giovanni Nepomuceno, santo protettore dei ponti, dei fiumi e dei viaggiatori sull’acqua.

La chiesetta, dalla caratteristica pianta esagonale, venne edificata sul vecchio ponte e ospitava una statua lignea del santo. Quando il fiume faceva qualche vittima, i rintocchi della cosiddetta “campana degli annegati” richiamavano la popolazione alla preghiera. Si accendevano lumini su piatti di legno affidati alla corrente, nella speranza che San Giovanni guidasse la ricerca fino al punto in cui il corpo era stato nascosto dalle acque.

Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, nel 1944, la chiesetta crollò nel fiume insieme al ponte. La statua di San Giovanni fu ritrovata più a valle, danneggiata ma salva, e venne restaurata da uno scultore pavese. Con la ricostruzione del Ponte Coperto nel dopoguerra, una nuova cappella dedicata al santo è stata ripristinata al centro della struttura, mantenendo vivo il legame tra devozione e leggenda.

Fasolino e il fantasma del Ticino

Il Ticino non è abitato solo da santi e diavoli, ma anche da un personaggio più discreto e malinconico: il fantasma del Ticino, che a Pavia ha un nome preciso, Fasolino.

La tradizione racconta che Fasolino fosse un anziano senzatetto che viveva lungo il fiume, tra baracche e rive fangose. Alla sua morte – dicono – il corpo sarebbe scomparso nelle acque, senza funerale né tomba. Da allora, nelle notti più silenziose, qualcuno giura di sentire lungo il Ticino rumori di catene, tonfi, voci indistinte, come passi di qualcuno che vaga senza trovare pace.

La leggenda vuole che sia proprio Fasolino a camminare ancora sulla riva, alla ricerca di una preghiera che non ha mai avuto. I pavesi, con il loro spirito ironico, osservano però che al mattino è più facile trovare sul lungofiume bottiglie vuote e resti di feste notturne che vere presenze sovrannaturali: forse i “fantasmi” hanno semplicemente un debole per la birra…

Al di là del folklore, quella di Fasolino è una storia che ricorda quanto il fiume sia stato, per secoli, anche luogo di marginalità, povertà e vite nascoste.

Torri leggendarie: Catenone, Pizzo in Giù e nebbie sul fiume

Non solo ponte e fantasmi: lungo il Ticino, a Pavia, sono esistite anche torri oggi scomparse, entrate a pieno titolo nel patrimonio delle leggende cittadine.

La torre del Catenone e i soldati nella nebbia

All’epoca dei Visconti, Pavia era un porto fluviale importantissimo. La darsena ospitava navi di ogni tipo, dai navigli fluviali alle imbarcazioni militari. Per controllare l’accesso, una grande catena tesa sul fiume poteva essere alzata o abbassata per bloccare le navi nemiche.

Sulla sponda destra del Ticino si ergeva la torre del Catenone, che faceva da punto d’ancoraggio alla catena e da bastione difensivo. Durante la battaglia di Pavia del 1525 fu gravemente danneggiata dai cannoni francesi e venne poi inghiottita dalle piene del fiume.

Oggi ne restano solo tracce vicino al Borgo Ticino, ma la leggenda vuole che, nei giorni di fitta nebbia, si possano ancora scorgere tra l’acqua e la bruma le ombre dei soldati intenti a difendere la città.

La torre del Pizzo in Giù: una promessa mantenuta

Più lontano dal fiume, ma sempre nella trama di storie pavesi, c’era la torre del Pizzo in Giù, fatta costruire da Giasone Del Maino dopo che il figlio, da studente svogliato, era riuscito a laurearsi brillantemente all’Università di Pavia.

La torre, con le sue decorazioni particolari, sembrava un merletto capovolto, da cui il soprannome “Pizzo in Giù”. È stata demolita nel Settecento, ma resta come esempio di come a Pavia architettura, vita quotidiana e aneddoti familiari si intreccino in racconti che ancora oggi fanno parte del colore locale.

Passeggiare oggi tra Ponte Coperto, Borgo Ticino e lungofiume

Se ti piacciono le storie di fantasmi e leggende, il modo migliore per viverle è una semplice passeggiata tra Ponte Coperto, Borgo Ticino e lungoticino.

  • Dal centro al ponte – Scendi verso il fiume e attraversa il Ponte Coperto a piedi. Fermati al centro, vicino alla cappella di San Giovanni Nepomuceno, e immagina la notte del “patto col Diavolo” sotto una nebbia fittissima.
  • Una deviazione verso il Borgo – Una volta a Borgo Ticino, addentrati tra le case basse e i vicoli: qui vivevano barcaioli, lavandaie e artigiani legati al fiume. È facile capire come possano essere nate storie come quella di Fasolino.
  • Lungofiume al tramonto – Segui il fiume al crepuscolo: la luce che si abbassa, le prime luci in città e, d’inverno, un filo di nebbia sono gli ingredienti perfetti per un tour “noir” pavese, senza bisogno di effetti speciali.

Naturalmente, le leggende restano tali: il bello è proprio camminare tra storia e fantasia, sapendo che sotto le storie del Diavolo e dei fantasmi ci sono secoli di vita reale sul fiume, fatta di lavoro, commerci, paure e speranze.

FAQ sul “Ticino misterioso”

Esiste davvero il “ponte del Diavolo” a Pavia?

Con questo nome si indica il Ponte Coperto nella sua versione leggendaria. Il ponte che attraversi oggi è stato ricostruito nel dopoguerra, ma riprende le forme del ponte trecentesco ed è diventato il protagonista della famosa leggenda del Diavolo e del caprone.

Il fantasma del Ticino è una storia recente o antica?

La figura di Fasolino è legata alla memoria popolare del Novecento: un personaggio ai margini che, nella fantasia collettiva, è diventato un fantasma che vaga vicino al fiume. È una leggenda moderna, ma perfettamente in linea con il rapporto speciale tra Pavia e il suo fiume.

Si possono vedere oggi le tracce delle torri sul Ticino?

Della torre del Catenone restano alcuni segni presso la darsena e il bastione sul lato cittadino del fiume, mentre la torre del Pizzo in Giù è completamente scomparsa. Le loro storie sopravvivono però nelle cronache e nelle leggende pavesi.

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