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Sant’Agostino dall’Africa a Pavia

s agostino 1Dall’Africa occidentale fino alla Pavia longobarda, la figura di Sant’Agostino, dottore della Chiesa e vescovo negli ultimi anni dell’Impero Romano, ci dà ancora oggi preziosi insegnamenti di spiritualità e fede.

Nato a Tagaste, un piccolo centro della provincia di Cartagine, il 13 novembre del 354 d. C, Agostino era il primogenito di una famiglia della media borghesia romana, con possedimenti terrieri e importanti cariche nel consiglio municipale.

Il padre Patrizio era un uomo affettuoso, anche se il suo atteggiamento esuberante spesso lo portava a violenti attacchi di collera, mentre la madre Monica, cattolica, aveva educato i figli nel rispetto della religione cristiana.

Dopo aver compiuto i primi studi a Tagaste, Agostino si trasferì a Cartagine per completare il corso di retorica, e lì ebbe una storia d’amore con una giovane donna, da cui ebbe un figlio Adeodato.

Nel 373 una lettura dell’Ortensio di Cicerone fece capire ad Agostino che doveva approfondire il mistero dell’uomo e del mondo, e dopo essersi accostato alla Bibbia, il giovane avvocato fu sedotto dal manicheismo, di cui fu un devoto seguace per nove anni.

Tornato a Tagaste, Agostino per due anni insegnò in una scuola di retorica, ma nel 376 lasciò la sua città natale per ritornare a Cartagine, dove visse per otto anni, fino a quando nel 384 non prese la decisione di trasferirsi con la madre a Roma.

Ma dopo aver avuto ben poca fortuna nel campo giuridico romano, Agostino venne colpito da una grave malattia che lo condusse alle soglie della morte, mentre la dottrina del manicheismo si rivelò essere del tutto falsa e vuota.

s agostino 2Dopo essersi trasferito a Milano, il giovane avvocato conobbe il vescovo Ambrogio, e grazie anche all’aiuto di Monica, che era sempre vicino al figlio, nel 386 si convertì al cristianesimo e un anno dopo ricevette il battesimo.

Purtroppo di lì a poco Monica morì per una malattia incurabile tra le braccia del figlio.

Addolorato, Agostino tornò in Africa, dove fondò una comunità di monaci e pochi anni dopo, per acclamazione popolare, venne consacrato sacerdote e nel 397 divenne il vescovo di Ippona.

Grazie ad una lunga attività pastorale, con una particolare attenzione al mondo dell’infanzia, Agostino visse un’esistenza serena e tranquilla, scrivendo anche le sue opere più note, il saggio La città di Dio e l’autobiografia Le Confessioni.

Negli ultimi mesi, con Ippona assediata dai barbari, il vescovo visse momenti di angoscia, che furono placati solo dalla sua morte, avvenuta il 28 agosto 430.

I resti di Agostino, dopo essere stati salvati dall’incendio di Ippona, arrivarono in Sardegna, per poi nel VII secolo, grazie ad una mediazione del re longobardo Liutprando con i saraceni, essere trasferiti a Pavia, dove oggi riposano nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro. 

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