La giustizia nella Pavia di una volta

  • Paola Montonati

giustizia pavia 1Nella chiesa del Carmine a Pavia c’è un Crocefisso, che è un punto di partenza per raccontare un aspetto della Pavia spagnola, quando era ancora in vigore la pena di morte.

A Pavia, sotto la dominazione spagnola, la giustizia era amministrata in Piazza Grande, ora Piazza della Vittoria, davanti al Palazzo del Pretorio, poi Broletto, considerato il più antico della Lombardia, edificato sull'area che precedentemente ospitava la sede dei vescovi di Pavia nell’alto Medioevo.

Sul piazzale vicino all’edificio erano eseguite le condanne a morte sia per decapitazione sia per impiccagione, secondo i reati.

L’ultimo conforto ai condannati veniva portato dai membri della Confraternita di San Rocco, che avevano la loro sede, con chiesa e cimitero sotterraneo, dove c’era l’ex cinema Roma in Via XX settembre, oggi Libreria Feltrinelli.

La confraternita di San Rocco e della Misericordia era stata istituita nel 1404, per assistere i condannati a morte e, grazie a un particolare privilegio concesso da Filippo II re di Spagna nel 1623, aveva il permesso di liberare ogni anno due condannati, uno alla pena capitale e uno alla galera, fino alla soppressione dell’ordine nel 1808.

Inoltre i frati dovevano ritirare la salma, elemosinare qualche soldo per le esequie, e interrarla nei sotterranei della chiesa.

giustizia pavia 2I Confratelli di San Rocco, in occasione delle esecuzioni capitali, non svelavano la loro identità e apparivano dal fondo della piazza con il saio e cappuccio nero assieme al Crocefisso ligneo, oggi conservato nella chiesa del Carmine, dietro la porta di destra, da porgere al condannato perché lo baciasse.

Alla Confraternita venivano ceduti gli abiti del condannato e i suoi beni, inoltre un Confratello questuante raccoglieva le elemosine dei presenti cantando “…limosine per li suffragi per l’anima dell’infelice che verrà appeso a corda su questa piazza…".

Per i frati incaricati della raccolta delle elemosine l’incarico era di “Per carità si prega questuare con modestia e di riportare subito la cassetta e il Bollettino nella nostra Arciconfraternita e di non fermarsi il tempo della Giustizia nella Piazza del Patibolo”.

Il Bollettino era un documento firmato dall'autorità giudiziaria, dove compariva la data dell'esecuzione, il nome o i nomi dei condannati, l'età, la professione e il motivo della condanna e l'elemosinante aveva il diritto di conoscere i particolari relativi all'esecuzione in corso e poteva chiedere al questuante la visione del Bollettino.

Per quanto riguarda i boia di Pavia sotto gli spagnoli si sa solo che fino al 1586 alloggiavano nel Broletto, per poi trasferirsi nel baluardo della Darsena delle mura Spagnole e infine in una casetta di Porta Calcinara, nascosta da un recinto.

I boia di Pavia cessarono la loro attività alla fine del Settecento, quando l’impiccagione e la decapitazione furono sostituite dalla fucilazione da parte di un plotone di soldati, prima francesi e poi austriaci.  

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