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Auguri Clay , un sorriso ammiccante tra le stelle

  • Paola Montonati

clay regazzoni lan 1243912aE oggi avrebbe compiuto ottant’anni, ma noi festeggiamo il suo compleanno perché Clay non se n’è mai veramente andato.

Clay non corre più sulle piste di Monza, Imola o Montecarlo, da qualche anno è sulle nuvole e corre tra le stelle, sempre arrembante e spregiudicato, schiacciando sull’acceleratore, disegnando scie luminose, guardandoci da lassù con il suo sorriso inconfondibile.

Se si parla di F1, il ricordo vola per forza di cose a uno dei più veloci dell’Insubria e dintorni, uno dei più amati di sempre. Clay Regazzoni, nato Gianclaudio Giuseppe in quel di Lugano, Svizzera, il 5 settembre 1939, indimenticabile personaggio del Circus di Formula 1, e non solo.

Pilota e tanto altro, quando le gare di velocità erano veramente uno sport affascinante, rischioso, con temerari alla guida che contavano più della macchina e spesso e volentieri, buttavano veramente il cuore oltre l’ostacolo. Era il periodo in cui non c’erano le gallerie del vento, il controllo elettronico, l’ABS. Era la Formula 1, della classe e della grinta dei piloti sulla macchina, degli sponsor del tabacco, dei grandi, avventurosi progetti avveniristici. Dove il pilota era anche l’ingegnere e sviluppava la macchina per primo, dando vita ad auto dalle sperimentazioni ardite, che videro la comparsa dei primi alettoni, la mitica Tyrell a sei ruote anteriore, dell’effetto suolo della Lotus di Colin Chapman. Le piste non avevano le vie di fuga e il livello di sicurezza di oggi. Le atmosfere ai box e non solo erano molto più genuine, sanguigne, epiche e spesso purtroppo, anche tragiche. La Formula 1 degli anni ’70 e degli inizi degli 80 è stata quella più vera che ci ha consegnato scene ed episodi che non rivedremo più in pista. Ecco, Gianclaudio Giuseppe Regazzoni, detto Clide in famiglia, inglesizzato poi in Clay, è quello che ha rappresentato al meglio tutto questo. Un leone ruggente, negli anni ruggenti della Formula 1. Grande collaudatore, pilota istintivo dalla guida veloce e aggressiva, ma che non ha mai abusato oltre i limiti della vettura. Sicuramente uno coriaceo, che non mollava mai, uno che non cedeva un millimetro all’avversario, particolarmente duro nei duelli corpo a corpo, ma mai scorretto. Fuori dalla pista usciva tutta la sua carica di umanità, la sua forte simpatia immediata che ne facevano una persona di grande fascino. Regazzoni era così come lo si vedeva, dote rarissima. Sempre pronto alla battuta, all’ironia, ad accorrere dagli amici. Cordiale, simpatico, divertente, andava al nocciolo della questione senza girarci attorno. Mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro agli altri.

Su questa qualità Clay Regazzoni aveva fondato la carriera di pilota e quella successiva. E sono ancora sempre tantissime le persone che lo ricordano con affetto e raccontano gustosi episodi di cui sono stati protagonisti con lui.

Leggenda vuole che lo storico personaggio di Magnum PI, telefilm cult degli anni 80′, sia stato ispirato da Clay Regazzoni; effettivamente Tom Selleck, fisicamente e con quei baffi lo ricordava moltissimo.

Spirito insubre a mille, partito dalla carrozzeria di famiglia di Mendrisio, arrivato poi in cima al mondo. L’esperienza maturata nell’azienda di famiglia gli permise sin da subito di comprendere al meglio la meccanica e le macchine. Conoscenze che mise a frutto al meglio nella sua carriera, sviluppando molte vetture vincenti in diversi settori della velocità.

A Long Beach, nel Gp Usa 1980, sulla sua monoposto al termine di un lungo rettilineo in piena velocità, cedono i freni. Regazzoni si va a schiantare contro un muretto di cemento. Per la violenta decelerazione si rompe le vertebre e resterà paralizzato alle gambe.

Un incidente che pone termine all’avventura del pilota Regazzoni in Formula 1 dove ha collezionato 139 GP disputati tra il 1970 e il 1980, salendo sul podio 28 volte. Vice-campione del mondo nel 1974 e ha vinto cinque Gran Premi: Monza (70 -75), Nurburgring (74), Long Beach (76) e Silverstone (79).

Incidente che non ferma l’uomo Clay Regazzoni e nemmeno il pilota, anzi gli fa aprire un nuovo affascinante capitolo della sua vita. Il suo spirito indomito e senza paura di niente e di nessuno, gli permettono di superare il trauma psicologico, oltre a quello fisico.

Le sue attività in favore dei disabili, lo portarono non solo a essere un esempio di vita, ma portò anche innovazioni pratiche nel modo di guidare per le persone con handicap. Nel 1994, fondò l’associazione Clay Regazzoni, Onlus-Aiutiamo la Paraplegia, per raccogliere fondi da devolvere a Enti e istituti che operano nella ricerca sui problemi dei paraplegici legati, attiva, sostenuta dalla famiglia Regazzoni e dal Presidente Onorario Giacomo Tansini.

Trova la sua fine, facendo quello che più gli piaceva, guidando e non poteva essere altrimenti. Un incidente d’auto avvenuto il 15 dicembre 2006, sull’autostrada A1 all’altezza dello svincolo con la A15 Parma-La Spezia. Secondo i risultati dell’autopsia, Regazzoni era deceduto alla guida a causa di un malore già prima dell’incidente mentre guidava la sua Chrysler Voyager.

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