Tracce di musica classica: La Gioconda di Ponchielli

  • Paola Montonati

gioconda ponchielliAmatissima dal pubblico, che la potrà vedere in autunno al Fraschini di Pavia, raccontiamo una delle opere più note dell’Ottocento italiano, tratta da Angelo, tiranno di Padova di Victor Hugo e ambientata nella Venezia del Rinascimento…

I protagonisti

Gioconda, cantatrice (soprano) Enzo, principe genovese(tenore) Barnaba, cantastorie (baritono) Alvise Badoero, uno dei capi dell’Inquisizione di Stato(basso), Laura, moglie di Alvise (mezzosoprano) La cieca, madre di Gioconda (contralto).

La trama

Nella Venezia del XVII secolo una giovane cantante, soprannominata La Gioconda, accudisce la vecchia madre cieca.

Gioconda è amata, non corrisposta, dal perfido Barnaba, informatore del Consiglio dei Dieci, che istiga la folla contro la cieca, additandola come strega.

Ma la giovane è perdutamente innamorata di Enzo, un principe genovese, proscritto da Venezia, che si finge marinaio dalmata, che però ama Laura, moglie di Alvise Badoero, nobile veneziano e inquisitore di stato.

E’ proprio Laura che salva la cieca dalle ire del popolo, ricevendo in cambio un rosario portafortuna.

Barnaba intanto si avvicina ad Enzo, di cui sa la vera identità, assicurandolo che terrà il segreto per sé e gli promette che favorirà la sua fuga con Laura sulla sua nave,  ma Gioconda, saputo del piano, decide  di salire su quella nave.

Sulla nave Enzo e Laura si dichiarano il loro amore, ma interviene Gioconda che minaccia di consegnare la donna al marito.

Quando Laura, spaventata, alza il rosario donatole dalla cieca, Gioconda riconosce la donna che ha salvato sua madre, e l’aiuta a fuggire.

Alvise, saputo il tradimento della moglie, la induce a bere del veleno, ma Gioconda convince Laura a fingersi morta, bevendo da un potente narcotico.

Mentre Gioconda che generosamente ha preferito la felicità dei due amanti alla sua, medita il suicidio, Enzo decide di raggiungere il tomba di Laura e uccidersi, ma Gioconda gli svela che è viva, e in quel momento Laura si risveglia.

Enzo, dopo aver appreso il sacrificio di Gioconda, la benedice e fugge con l’amata, mentre Barnaba, in cambio della liberazione del nobile genovese, chiede l’amore della giovane.

Ma Gioconda si uccide e Barnaba, beffato, cerca di rivelarle che ha appena ucciso sua madre.

L’autore

Amilcare Ponchielli nacque a Paderno, nel cremonese, il 31 agosto 1834 e subito dimostrò un naturale talento musicale, tanto che per interessamento di Giovanni Battista Jacini, ottenne un posto gratuito presso il Conservatorio di Milano dove entrò nel 1843 come allievo di composizione , per uscirne nel 1854.

Ritornato a Cremona, accettò i ruoli di organista, di direttore d’orchestra, di maestro sostituto e quindi di capo-musica della banda di Piacenza e poi di Cremona.

Il debutto di Ponchielli avvenne al Teatro Concordia di Cremona nel 1856 con I promessi sposi, sul libretto tratto dal romanzo di Manzoni, che però non entrò nel circuito nazionale, come le opere che seguirono: Bertrando dal Bormio (1858), La Savojarda (1860) e Roderigo Re dei Goti (1863).

La fortuna arrise al musicista  + nel 1872 grazie alla rappresentazione milanese della nuova edizione de I promessi sposi, con il libretto revisionato da Emilio Praga.

Il musicista nel marzo 1874 debuttò ufficialmente alla Scala con I Lituani, un Grand-Opéra all’italiana.

Nel 1875 lavoro, su libretto di Arrigo Boito, a La Gioconda che lo consacrò come il più importante musicista italiano.

Al 1879 risale Il figliuol prodigo su libretto di Angelo Zanardini da un testo di Eugène Scribe, un altro esempio di Grand-Opéra all’italiana per i grandiosi effetti scenografici favoriti dall’ambientazione orientaleggiante.

La vita e la carriera del musicista furono stroncate improvvisamente da una polmonite, che lo uccise a Milano il 16 gennaio 1886.

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