Silvio Piola dalla Lomellina ai mondiali

 

piola 1Aspettando i mondiali in Brasile, ripercorriamo la storia di un grandissimo pavese che fece parte di quella squadra che riuscì a portare in Italia due titoli, nel 1934 e nel 1938.

Primogenito di una famiglia specializzata nel commercio di tessuti, Silvio Piola nacque a Robbio, nelle campagne della Lomellina, il 29 settembre del 1913.

Il piccolo Silvio crebbe in un ambiente famigliare dove il calcio, grazie anche alle imprese della leggendaria Pro Vercelli, era vissuto da tutti come parte fondamentale della  vita, grazie anche al fatto che la madre di Piola era sorella di Giuseppe Cavanna, uno dei portieri più amati della storia sportiva del primo Novecento.

Fu cosi che, durante l’adolescenza, Silvio iniziò a compiere i suoi primi passi nel mondo dello sport diventando uno dei membri della squadra giovanile della Vercelli Veloces, dove già giocavano i suoi amici Depetrini e Pietro Ferraris.

Nel 1930 il ragazzo segnò un gol spettacolare durante una trasferta della squadra in Francia, in una partita contro i Red Star Olympique,  allora simboli del calcio francese.

La notizia arrivò alle orecchie di Joszef Nagy, l’allenatore ungherese che era in forza alla Pro Vercelli, che decise di allenare Piola avendo visto in lui un potenziale tutto da scoprire.

Con le sue tattiche moderne e al tempo stesso classiche, Piola non solo divenne uno delle punte di diamante della Pro Vercelli, ma attirò anche le attenzioni di Vittorio Pozzo, il leggendario CT della nazionale italiana, che nel 1933 lo fece entrare nella nazionale, assieme al grande Giuseppe Meazza.

Quell’accoppiata fu decisiva per la conquista, nel 1934, del primo titolo mondiale, che avvenne in Italia, alla presenza delle massime autorità fasciste.

piola 2Sempre legato alla sua terra, Piola amava tantissimo l’atmosfera di Vercelli, fino a quando non venne costretto dal fascismo al trasferimento a Roma, dove divenne il portiere della Lazio.

Nel suo periodo romano, il campione portò l’Italia al secondo titolo mondiale, durante i mondiali di Francia nel 1938.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Silvio tornò nella sua Vercelli, dove un giorno ricevette la visita dell’ amico Planzer, portiere degli austriaci,  di passaggio con la sua guarnigione.

Nel 1944 con Pozzo organizzò un campionato di guerra, a cui partecipò con il Torino Fiat, dove militavano i grandissimi Mazzola e Ossola del Grande Torino.

Dopo la fine del conflitto, il campione passò al Novara, che era finito nella serie B e con l’aiuto degli amici di sempre, a cui si era unito l’argentino Bruno Pessola, riuscì nel miracolo di farlo tornare in serie A dopo una sola stagione.

Ma ormai Piola sentiva che i tempi erano cambiati, e dopo il suo matrimonio nel 1948 con la giovane vercellese Alda Ghiano, cominciò a maturare la decisione di appendere gli scarpini al chiodo.

Il 7 febbraio del 1954, al termine di una brillante partita con il Milan, il leggendario campione lasciò per sempre il mondo del calcio.

Negli anni successivi Piola divenne allenatore per il Cagliari e la Federcalcio, mentre la figlia Paola sarebbe diventata una psicologa specializzata nello sport.

Colpito dall’Alzheimer, Silvio Piola morì nella sua casa di Vercelli il 3 ottobre del 1996.   

 

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