Rodolfo Siviero vivere e lottare per l arte

 

rodolfo siviero 1Chiese di essere sepolto in una tomba anonima, senza nome, ma la sua passione ha restituito all’Italia e a tutti noi alcuni dei più bei capolavori dell’arte, dall’antica Grecia al Rinascimento.

Presso la Cappella della Santissima Annunziata, nel cuore antico di Firenze, accanto alle tombe di grandi artisti come Pontorno, Benedetto Cellini e Jacopo Sansovino, si trova una lapide senza nome e senza iscrizione.

In quel loculo riposa Rodolfo Siviero, l’agente dei servizi segreti italiani che nel corso della sua lunga vita, ha riportato in Italia ben tremila opere d’arte che erano state trafugate non solo dai gerarchi nazisti durante la seconda guerra mondiale, ma anche da trafficanti d’arte che lavoravano al mercato nero.

Nato a Guardistallo, in provincia di Pisa,  nel 1911, Siviero entrò giovanissimo nel servizio segreto fascista, come addetto alle Informazioni Militari.

Ma la sua vita cambiò radicalmente dopo l’8 settembre 1943, quando i nazisti iniziarono a rubare gran parte delle opere d’arte conservate in collezioni private o nei musei italiani per portarle in Germania, dove venivano cedute ad Hitler o ai suoi collaboratori più fedeli. 

Tutto era cominciato nel 1938, quando Mussolini, incurante dei trattati di pace tra Italia e Germania, regalò a Hitler il Discobolo Lancellotti, una copia romana dell’omonima statua greca di Mirone.  

E quando Hermann Göring, uno dei più famosi federmarescialli dei Reich, ordinò nel 1943 di depredare tutto quello che si poteva dalle pinacoteche e musei italiani, il governo cercò in tutti i modi di impedire l’inevitabile, ma senza successo.

Dopo che il 30 settembre 1943 quando venne incendiato l’archivio storico di Napoli e venne fatta saltare in aria la Torre di Minturno, uno dei musei archeologici più importanti d’Italia, Siviero decise di intervenire e con l’aiuto di antifascisti e partigiani che collaboravano con gli Alleati, riuscì ad salvare gran parte delle opere d’arte che rischiavano di andare all’estero, tra cui  L’Annunciazione del Beato Angelico a Firenze nel 1944.

rodolfo siviero 2Nel frattempo la situazione precipitò, tanto che il 4 ottobre del 1943 Göring fece saccheggiare l’Abbazia di Montecassino, mentre nel 1944 arrivarono in Germania 262 opere d’arte degli Uffizi di Firenze.

Solo alla fine della guerra, nel 1947, Siviero riuscì a ritrovare tutti questi capolavori nella miniera di sale di Altaussee, in Austria, dove erano stati nascosti per sicurezza. Da quel momento in poi il giovane agente continuò a lottare per ritrovare e salvare le opere d’arte scomparse, anche se dovette vedersela con problemi burocratici e non.

Uno dei suoi interventi più noti fu nel 1968 quando, con l’aiuto della polizia guidata da Ugo Macera, riuscì a recuperare l’Efebo di Selinunte, che era stato rubato dalla mafia nel 1962 dal municipio di Castelvetrano. L’ultimo regalo di Siviero all’Italia fu nel 1983, poco prima della sua morte, quando redasse una lista di ben 2.500 opere d’arte italiane ancora da ritrovare. 

 

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