Nino Salvaneschi, nel cuore della fede

  • Paola Montonati

nino salvaneschi Un uomo che, dalla Pavia del primo Novecento, seppe trovare il coraggio di restare se stesso fino in fondo…

Nato a Pavia il 3 dicembre 1886, Nino Salvaneschi iniziò la sua carriera giornalistica giovanissimo, collaborando alla Gazzetta del Popolo, la Stampa di Torino, La Tribuna di Roma e il Corriere della Sera di Milano e fu anche tra i fondatori del Guerin Sportivo.

Durante la prima guerra mondiale si arruolò in Marina, ma alla fine del conflitto, con il libro Uccidiamo la guerra, manifestò una sua netta posizione pacifista.

In seguito lavorò come giornalista in Belgio e nel 1921 fondò a Bruxelles L'époque nouvelle, con lo scopo di far conoscere l'Italia in quel paese.

Dopo il suo matrimonio, andò con la moglie a vivere a Capri, dove iniziò a scrivere i primi abbozzi del romanzo Sirenide, parte di una lunga serie di opere pubblicate con l'editore milanese Dall'Oglio che vedeva non solo romanzi, ma anche pensieri e biografie come quelle su Chopin e su Niccolò Paganini, e le due opere della Sinfonia romantica, Il libro dell'anima e Il bel viaggio insieme.

Con Sirenide (1921)La rivolta del 2023 (1924) Nino fu uno degli autori che diede vita alla fantascienza italiana tra le due guerre.

Dal Belgio dovette rientrare in Italia, per la precisione a Torino, nel 1923 dato che, per una grave malattia, venne colpito da una cecità permanente, confermata da una lunga serie di degenze ospedaliere, prima a Rodi e poi all'ospedale della Marina di Piedigrotta di Napoli.

In questa difficile situazione della sua vita Salvaneschi lesse L'imitazione di Cristo, che gli era stato regalato dalle suore infermiere, e ciò lo spinse ad avvicinarsi alla Chiesa cattolica.

Da quel momento la sua vita fu un lungo pellegrinaggio verso luoghi di culto come Assisi e San Giovanni Rotondo, presso Padre Pio da Pietrelcina, che conobbe personalmente nel 1919.

Continuò a raccogliere, anche se con difficoltà, i suoi lavori in oltre 30 libri e disse di sé “Sono il cantastorie cieco all'angolo della via... Un giorno ho incontrato il destino, che è cieco, e lo seguiva da vicino la fortuna, che è sempre cieca. Ascolta: se vuoi trovar fortuna, non scacciare il tuo destino. Da dieci anni son diventato cieco. Posso dire dunque che oggi, nella mia vita, metto per la seconda volta i pantaloni lunghi. Da dieci anni ho incatenato la mia libertà e vivo in una casa dalle finestre chiuse. Ma ogni catena è un'ala e ogni prigione un mondo. E poi ho avuto tutto il tempo per scavare dentro di me per ritrovare ancora un po' d'azzurro”.

Nel 1926 guidò in pellegrinaggio a San Damiano una processione di uomini e donne cieche, portando in dono un giglio, un olivo e un biancospino, simboli di purezza, umiltà, e tribolazioni, che depositò sul luogo nel quale San Francesco aveva composto il Cantico delle creature.

Il grande giornalista morì a Torino il 24 novembre 1968 e l’'Associazione Nazionale ciechi ha istituito in sua memoria il Premio Nino Salvaneschi per il giornalismo, mentre nel novembre 1999 la città di Torino gli ha dedicato un'area di circolazione, situata nella circoscrizione n.3.

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