Le macchiette della Pavia di un tempo

 

Figure particolari, senza tempo,  personaggi un po’ fuori dal coro, che hanno colorato la vita dei pavesi, che hanno regalato un sorriso, strappato una risata, note per la loro singolare presenza, quando forse c’era più attenzione alle persone.

macchiette 1Al Giüli

Per trent’anni Giulio Castelli visse nella sua casa galleggiante presso il Ponte Coperto, diventando uno dei simboli viventi di Pavia.

Dal carattere ruvido, ma pronto alla tenerezza, Giulio era sempre pronto a fare burle e beffe a tutti, lasciando un segno profondo nell’animo dei suoi concittadini.

Purtroppo una brutta polmonite condusse Al Giüli alla morte nel marzo del 1992, privando Pavia di uno dei suoi cittadini più amati. 

macchiette 2Angiòla

Con la sua faccia baffuta e sempre sorridente, Angiòla fu per anni una delle presenza fisse nella stazione ferroviaria di Pavia.

Dopo essere uscito dalla sua casa di Porta Nuova, ogni mattina si preparava a lustare le scarpe ai pendolari e ai conducenti di carrozze, sempre a poco prezzo.

 

 

macchiette 3Arduino

Nato nel 1918, Arduino Negrini fu una vera piccola peste per i condomini del caseggiato di via Indipendenza dove abitava con la sua famiglia.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il ragazzo iniziò a gestire un piccolo commercio di collanine d’oro, alternandolo con il facchinaggio e altri mestieri minori.

Sempre elegantemente vestito, Arduino amava cantare nei locali di Pavia le sue canzoni scritte in spagnolo, con l’aiuto di un paio di nacchere.

Malato da tempo, questo singolare personaggio morì nel febbraio del 2002.

macchiette 4Bècia Ninin

Un tempo, presso la Porta Garibaldi, si trovava una capanna in cui viveva Giovannina, per tutti Ninin, che lavorava come fruttivendola.

Sempre con poco da vendere, Giovannina aveva il fuoco sempre accesso e come animali da compagnia teneva dei gatti e una vecchia capra.

Anche se i ragazzi spesso la prendevano in giro, Ninin venne aiutata più volte dai Pavesi, che ogni anno la incontravano andando a  visitare i propri cari defunti al cimitero.

 

macchiette 5Bigiu

Uno dei più popolari brumisti della Pavia di inizio Novecento, Bigiu fu per anni una vera e propria istituzione per il capoluogo lombardo.

Ogni mattina, dopo aver posteggiato in Strada Nuova, il brumista si concedeva un buon bicchiere di vino presso la Trattoria Dogana.

Sempre arguto e con la battuta pronta, Bigiu era pronto a perdonare tutti ai suoi clienti, anche le situazioni più imbarazzanti.

 

 

 

macchiette 6Giuàn al màt

Originario di Milano, Giovanni si era trasferito giovanissimo a Pavia con il padre, in cerca di una occupazione migliore.

Dopo la morte del padre, Giuàn, come era stato soprannominato da tutti, aprì un piccolo banco per la rivendita di formaggi nel mercato di Piazza Petrarca.

Anche se aveva molto successo, dopo poco tempo la bancarella venne smontata e Giovanni decise di diventare  fruttivendolo.

Sempre molto amato dai pavesi, che tolleravano anche le sue aperte simpatie per il comunismo, Giuàn mori a Pavia nel 1939.

macchiette 7Madoj e la Sabrona

Nel 1932 Alberto Bonizzoni, un ciabattino zoppo, sposò nella chiesa di San Pietro in Verzolo Marietta Rampini, detta da tutti Sabrona dal cognome del suo primo marito.

Dopo il matrimonio i due sposi divennero conosciutissimi nel rione di Porta Garibaldi, dove vivevano in una capanna sulla riva sinistra del Naviglio.

Ogni giorno i due percorrevano le strade del quartiere con un organetto a manovella e, dopo aver racimolato qualche soldo, si fermavano in  osteria a bere un buon bicchiere di vino.

macchiette 8Maiu Gasèta

Friulano di origine, Mario Chiappini arrivò a Pavia agli inizi degli anni Cinquanta, nella speranza di rifarsi una vita.

Dopo aver trovato una casa presso via Ponte Vecchio Maiu, come era chiamato da tutti, divenne l’ultimo strillone, anche se col tempo venne sempre preso in giro da tutto per il suo sogno di diventare  cantante.

Negli ultimi anni Mario lavorò come lavapiatti in una trattoria, poi perse tutti i suoi risparmi in una truffa e morì al Policlinico San Matteo il 20 giugno del 2006.

 

macchiette 9Nanu dal pont

Nella Pavia del primo ottocento, Cella Luigi era molto conosciuto perchè amava cantare le sue ballate in dialetto pavese nelle vicinanze del Ponte Coperto, dove era seguito da una folla di passanti e curiosi.

Dopo la sua morte, nel 1872, il suo scheletro venne donato al museo dell’Università di Pavia.

 

 

 

macchiette 10Pierino di Medài

Pierino Portalupi, detto di Medài, fu uno dei protagonisti assoluti della vita della Pavia nel secondo dopoguerra.

Con le sue medaglie sul petto, Pierino amava fingersi ora un medico, ora uno sceriffo, ora un corridore, con la bicicletta che gli era stata regalata da Bartali o almeno cosi diceva lui.

Malato da tempo, Pierino morì al Pio Pertusati nel 1987. 

 

 

macchiette 11Prufésur Ruma

Piccolo di statura, Luigi Violini, che da giovane era stato maniscalco, divenne per tutti il Prufésur Ruma dopo aver partecipato ad una sfilata di Carnevale vestito da antico studioso romano.

Sempre vestito con classe, Luigi divenne il confidente degli studenti dell’Università, che da lui ricevevano conforto in vista degli esami estivi.

Dopo aver perso tutti i suoi soldi in speculazioni sbagliate, il Prufésur venne abbandonato da tutti e, pochi anni dopo, morì all’ospizio dei poveri di Pavia. 

macchiette 12Rampin

Con il suo calessino Rampini, da tutti soprannominato Rampin, ha condotto a spasso per Pavia grandi e piccoli, senza mai negarsi il piacere di un baciamano alle belle signore della buona società dell’epoca.

Dall’abbigliamento sempre curatissimo, con la cravatta e gli stivali, mantenne per tutta la vita un atteggiamento aperto e disponibile verso il prossimo, anche se a volte alzava il gomito.

Ormai vecchio, negli ultimi anni Rampin usò una Panda per continuare il suo lavoro nella sua amata città.

macchiette 13Tontolini

Con la sua casa nel pressi di piazza della Rosa, Ernesto era da sempre il garzone della latteria gestita dalle sorelle Bergamaschi e ogni mattina faceva il giro dell’isolato con il suo carrettino per portare il latte a chi ne aveva bisogno.

A causa del suo aspetto da bambino, che contrastava con i suoi quarant’anni, l’uomo venne soprannominato dai pavesi Tontolini e accusato di essere  malato di mente.

Pur se a volte alzava la voce, con i suoi toni striduli ed acuti, contro chi osava prenderlo in giro per il suo aspetto, Ernesto era molto legato ai bambini, tanto che a volte si fermava a giocare con loro. 

 

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