Giuseppe Ticozzelli, la leggenda della maglia nera

  • Paola Montonati

alessandria ticozzelliGiuseppe Ticozzelli non fu solo uno dei pionieri del calcio italiano, ma ebbe un ruolo, anche se insolito, nel mondo del ciclismo del primo Novecento…

Ticozzelli nacque a Castelnovetto, in provincia di Pavia, il 30 aprile 1894, dimostrando fin da piccolo una naturale propensione al calcio e per il ciclismo.

Fondatore del club di football di Alessandria, Tico, come lo chiamavano tutti, era una forza della natura, con un fisico possente e un modo di muoversi scattante sul campo.

Oltre ad essere un buon giocatore, Giuseppe si dedicò alla bicicletta, negli anni in cui si tifava la Maino di Girardengo in gran parte della penisola.

Quando nel 1920 dovette disputare la partita con la nazionale di calcio italiana da Alessandria, Tico raggiunse il Velodromo Sempione di Milano con la sua bicicletta.

Nel 1921 lasciò l’Alessandria per andare a giocare con la Spal di Ferrara, per tornare dopo tre anni in Piemonte in aiuto al padre ammalato, vestendo la maglia del Casale con cui giocò per sette anni entrando tra i simboli del club.

All’età di 32 anni nel 1926 Ticozzelli decise di iscriversi, come atleta indipendente, al Giro di quell’anno e divenne la prima maglia nera del Giro, non per essere l’ultimo in graduatoria ma perché si presentò al via con la maglia del Casale Calcio, nera con una stella bianca sul petto.

Una leggenda racconta che la maglia nera, assegnata dal 1946 al 1951 dall’organizzazione del Giro all’ultimo classificato tragga spunto proprio dalla maglia di Tico.

Ticozzelli nel corso della gara si difese più che egregiamente nelle prime tre tappe, poi nella frazione verso Genova guadagnò quasi un’ora sugli inseguitori, infine si fermò in una trattoria per rifocillarsi, ma poi si alzò dal tavolo e ricominciò a pedalare.

Nella quarta frazione, nei pressi di Firenze, venne travolto da una moto e fu costretto al ritiro per le ferite riportate nell’incidente, allora Tico era sessantaquattresimo nella classifica generale, a 7 ore, 29 minuti e 18 secondi da Piemontesi, così nacque il mito della maglia nera del Giro d’Italia, che da allora identifica l’ultimo in classifica.

Dopo tutto questo Giuseppe si arruolò volontario nella campagna d’Africa abbandonando la panchina del Pavia Calcio, dove ricopriva il ruolo di allenatore.

Nel corso della guerra lo scoppio di una bomba gli fece perdere la vista ma non l’amore per lo sport, al punto che andava allo stadio facendosi raccontare le partite dagli amici e comprò un tandem per pedalare accompagnato da uno dei figli.

Tico morì il 3 febbraio 1962 a 68 anni, sempre con l’energia e passione che lo resero un mito del pallone e della bicicletta.

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