Ferdinando Bialetti, pittore medese

  • Paola Montonati

bialetti medeNato a Mede il 17 luglio 1864 e scomparso a Pavia nel 1958, Ferdinando Bialetti fu uno dei nomi più illustri della pittura lomellina tra le due guerre.

Fratello dello scultore Felice, il giovane Ferdinando Bialetti fu allievo all'Accademia Albertina di Torino, dove ebbe per maestri i più celebri nomi del mondo artistico piemontese.

La sua vena poetica, i colori morbidi e la padronanza del chiaroscuro lo fecero subito apprezzare dalle classi lomelline dell’epoca.

Bialetti era un esperto nell’arte dell’affresco, come dimostrano  i lavori realizzati a Palazzo San Giorgio a Genova, a Mortara, con le lunette di S. Lorenzo ora scomparse ed il dipinto alla Madonna del Campo, ad Alagna Sesia, a Pietra Ligure, a Mede nella Chiesa di San Marziano e Martino, che affrescò nel 1929 dover particolarmente bella è il dipinto dell’Assunta che si trova nel  coro.

Molto interessanti sono i suoi quadri di paesaggi lomellini, i suoi fiori, i suoi ritratti e oggi, nella sala maggiore del Comune di Mede, un suo olio rappresenta le operazioni di  trapianto del riso.

Ferdinando Bialetti fu membro onorario dell'Accademia di Brera e vincitore di concorsi nazionali per affreschi entrati nella storia dell'arte italiana, come per la volta del Teatro Olimpico di Vicenza e, negli anni Venti, esegui delle opere notevoli, come l'Ave Maria acquistata dalla Pinacoteca di Torino.

Il grande artista fu chiamato alla Biennale di Venezia ed in seguito, su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, venne insignito dell'Ordine del Cavalierato Mauriziano.

L'arte di Bialetti a Mede e Mortara 

A Mede molti ricordano Bialetti per gli affreschi della Chiesa Parrocchiale la cui storia cominciò con l’arrivo di Don Siro Damiani, infatti nel 1884 la chiesa vide la sua facciata completamente rifatta in uno stile molto più sobrio e severo rispetto a quello degli anni passati, mentre nel 1904 il sacerdote ebbe la soddisfazione, poco prima di morire, di vedere completato il nuovo campanile, ancora oggi il più alto della Lomellina e modellato sullo stile di quello collocato in San Marco a Venezia.

Gli ultimi lavori alla chiesa avvennero nel 1929, quando il nuovo parroco don Enrico Cantone fece dipingere  da Ferdinando Bialetti, sulla parete di fondo dell’abside, una serie di mosaici con scene della vita delle pie donne legate a Gesù.

Bialetti fu attivo anche in una frazione di Mortara dove, accanto alla strada per Novara, sorge, in una piazzetta nel centro del borgo rurale che da essa prende il nome, la chiesetta della Madonna del Campo.

Li c’è l'affresco di  Bialetti, dipinto nel 1916, raffigurante la celebre battaglia carolingia combattuta il 12 ottobre 773.

Infatti nel VIII secolo i longobardi erano entrati in guerra con il re Carlo Magno, anche se, per stipulare un’alleanza , il re franco aveva sposato Ermengarda, figlia del re Desiderio, che aveva però ripudiato nel 771.

L'esercito longobardo in breve subì  pesanti sconfitte e la battaglia di Susa fu l’inizio della fine.

Le truppe longobarde in rotta, al comando del re Desiderio, defluirono lentamente da occidente verso oriente, quando il re Franco intercettò i soldati in Lomellina.

Il 12 ottobre 773, proprio nelle vicinanze di Pulchra Silva, avvenne lo scontro decisivo tra i due eserciti, quello longobardo stanco di battaglie mentre i Franchi erano più forti e meglio equipaggiati.

La battaglia durò fino a tarda notte, e anche se i Longobardi si difesero strenuamente alla fine dovettero soccombere e la leggenda racconta che i morti furono ben 44.000 longobardi e 32.000 franchi, oltre a un numero imprecisato di feriti da entrambe le parti.

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