Antonio Cagnoni, compositore di Salice Terme

  • Paola Montonati

antonio cagnoni archivio ricordiNon tutti sanno che il Cagnoni, lo storico teatro di Vigevano, deve il suo nome a un compositore pavese del secondo Ottocento…

Figlio di Giovanni, medico, e di Serafina Nobili, Antonio Cagnoni nacque l’8 febbraio 1828 a Godiasco, in provincia di Voghera e fin da piccolo rivelò una forte inclinazione per la musica.

Adolescente Cagnoni fu inviato a Milano e dal 1842 divenne allievo del conservatorio, dove ricevette una completa educazione musicale, poi si dedicò esclusivamente allo studio della composizione.

Il suo primo lavoro, l'operetta Rosalia di San Miniato (1845) composta a soli 17 anni, offrì la prima dimostrazione del suo talento teatrale, presto confermato dall'opera I due savoiardi (1846), accolta favorevolmente dal pubblico milanese presente alle rappresentazioni tenute nel piccolo teatro del conservatorio.

Per Antonio il primo vero successo giunse l'anno successivo con l'opera Don Bucefalo (1847) e il ruolo del protagonista, affidato dapprima al basso Rocco, divenne uno dei cavalli di battaglia di Alessandro Bottero, che ne offrì un’estrosa ed efficacissima interpretazione e contribuì al successo dell'opera, rappresentata con successo in tutti i maggiori teatri italiani e nel 1865 anche al Théâtre-Italien di Parigi.

Particolarmente versato nel genere comico, Cagnoni continuò a produrre per il teatro con ritmo costante e compose Il testamento di Figaro (1848), con buon successo, poi Amori e trappole (1850) Valle d'Andorra (1851)Giralda (1852), lavoro che si rivelò scenicamente poco efficace e riscosse un successo di stima.

In seguito l'opera La fioraia (1853) e La figlia di Don Liborio (1856) accrebbero il suo prestigio.

Nel 1856 Cagnoni interruppe temporaneamente la sua carriera operistica e si stabilì a Vigevano, dove fino al 1863 occupò il posto di maestro di cappella della cattedrale e cominciò a interessarsi alla musica sacra.

Intanto l'editore Ricordi gli aveva commissionato un'opera seria e Cagnoni decise di riprendere l'attività teatrale componendo la tragedia lirica Il vecchio della montagna, ossia L'emiro (1860), che, replicata alla Scala di Milano nel 1863, fu accolta freddamente sia dal pubblico sia dalla critica.

Con l'opera Michele Perrin (1864) rappresentata in Italia e all'estero sempre con successo, gli valse, su proposta del ministro della Pubblica Istruzione, la croce dell'Ordine Mauriziano.

Giunto ormai al culmine del successo, continuò a riscuotere consensi e a godere i favori del pubblico con Claudia (1866), quindi La tombola (1868)Un capriccio di donna (1870) e Papà Martin (1871) poi ripreso con l’allestimento di Carl Rosa e il titolo di The porter of Havre al Lyceum Theatre di Londra nel 1875 e quindi alla Volksoper di Berlino nel 1910.

Nel 1873 Cagnoni decise di trasferirsi a Novara, dove assunse le funzioni di maestro di cappella della cattedrale e fu contemporaneamente direttore dell'istituto musicale, e poté comporre musica sacra pur continuando a scrivere per il teatro, con la commedia Il duca di Tapigliano (1874)Francesca da Rimini (1878), con cui concluse la sua carriera.

Ma Cagnoni non rimase a lungo in una città dove i suoi desideri di rinnovamento della musica religiosa si scontravano con una mentalità provinciale e nel 1887 accettò l'invito dei membri della Congregazione di Carità di Bergamo, che gli diedero la direzione della cappella di Santa Maria Maggiore.

Cagnoni morì a Bergamo il 30 aprile 1896, dopo una lunga attività consacrata quasi esclusivamente alla musica sacra e lasciò, non rappresentato, un Re Lear in cinque atti, terminato nel 1893, varie messe, mottetti e altra musica religiosa.

Anche la città natale, Godiasco, ha intitolato il teatro al suo illustre cittadino.

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