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Viaggio tra le colline dell’Oltrepò in un sabato diverso

  • Paola Montonati

p1170797In questo caldo, solare, bellissimo sabato pomeriggio lascio la Lomellina, per andare verso l’Oltrepò.

Perché la provincia di Pavia, punta meridionale della Lombardia incuneata tra il Piemonte e l’Emilia, ha tante facce, tanti volti, dalla pianura ricca di riso biondo alle colline coperte di vigne.

La strada è deserta, ci tengo a dirlo, nessuno, mi posso fermare sul famoso ponte di ferro a guardare il Po scintillante sotto i raggi di un sole che sa quasi d’estate.

Ma è appena dopo Voghera, verso Casteggio, che il paesaggio cambia, le colline mi vengono incontro, con i paesini sparpagliati tra il verde, i campanili, qualche torre, il tutto in un’ordinatissima cornice di vigne.

Chi non le ha mai viste resterebbe stupito dall’ordine dei filari, quasi pettinati, dalle piccole stradine che sono usate dai viticoltori, dalla bellezza quieta di questo mondo.

Se non ci fosse la totale assenza di auto, e neanche un bar aperto, posso immaginare per qualche minuto che tutto sia normale, bello, solare, come sempre.

Sono quelle quattro, non di più, persone che intravedo con la mascherina che mi riportano alla realtà.

Però, nonostante tutto, è primavera.

Casteggio, Fumo, Broni e tanti piccoli centri. Un susseguirsi di belle villette, con il forno per la pizza, le piante fiorite, già qualche tavolino in giardino.

E bei campanili, chiesette, antichi santuari.

Sembra o forse lo è, un mondo protetto, anche qui la pandemia ha lasciato il segno, negli occhi un po’ diffidenti delle pochissime persone che vedo, nel parcheggio quasi deserto dell’Iper di Montebello e soprattutto nei negozi chiusi.

p1170822Non ho potuto fare a meno di passare dal Castello di Montebello, non potevo non dare un’occhiata a quello che in assoluto per me è il simbolo della rinascita.

L’ho visto la prima volta in un giorno di pioggia proprio di aprile, l’atmosfera era fredda, e un po’ triste. Non gli davo tante chance. Non avevo conosciuto Davide Parise e Deborah Ceriani.

Il loro coraggio, dovrei dire la loro follia nel perseguire quello che sembrava un sogno irrealizzabile mi ha fatto cambiare idea.  Infatti il Castello mi guarda, un po’ solo oggi, ma molto in forma, quasi pronto per ricevere i visitatori che scopriranno storie, personaggi, ambienti, tutto ciò che ha alimentato un sogno.

Tantissimi fiori nel mio girovagare, molti glicini che con le loro sfumature di viola hanno reso colorato questo giorno così diverso.

Non sarà domani e non sarà semplice, ma ci dobbiamo credere, perché ne vale la pena….

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