Verso Pavia, Pasqua 2020

  • Paola Montonati

p1180009Mede, mattina della domenica di Pasqua, ore dieci direzione Pavia, circa 45 km.

Una strada che fa parte della mia vita ormai da dieci anni, una città che è nel mio cuore da sempre, da quando forse camminavo appena e ho visto per la prima volta il Ponte Coperto, quello che la mia amica Carla Tocchetti ha ribattezzato il Ponte di Paola.

E’ una strada che attraversa i paesi di questa Lomellina piena di sole, Lomello, Ferrera Erbognone, Sannazzaro de’ Burgondi con la sua enorme raffineria, Pieve Albignola, Zinasco Vecchio e Nuovo, Sairano, San Martino Siccomario.

Conosco i campanili, le piazze, i negozi, i pochi semafori, ma oggi è diverso, non incontro quasi nessuna auto, una bici, una moto sfrecciante, sicuramente fuori legge, ma che approfitta di questo deserto per farsi una corsa.

Nessuna persona a piedi, forse il giorno festivo, forse le Chiese chiuse, forse l’osservanza delle regole, ma non incontro proprio nessuno.

Anche il lungo Ticino di solito popolato da podisti della domenica e non, da amici seduti sulle panchine, da coppie di ogni età che passeggiano, è deserto.

Un deserto che fa male. Si deve fare così, ma fa male.

Fa male vedere il Castello, il parco chiuso, i colori delle piante fiorite bellissimi, quasi irridenti al mio sgomento.

Il parcheggio a sinistra del Castello, dove di solito  per trovare un posto magari dovevo provare per un’ora, vuoto, un’auto solitaria, abbandonata, orfana, quasi triste.

Una Pavia ormai da settimane senza i suoi studenti, senza l’Università, senza quel vociare, quel correre,  quei ragazzi che tante volte ho visto studiare o chiacchierare sull’erba del parco, sorridendo al primo sole di un’estate che oggi sembra più che mai vicina.

Limpido il Ticino, sembra davvero tornato il fiume azzurro, le casette del Borgo con i loro colori accesi si specchiano in un’acqua immobile, a tratti scintillante sotto i raggi del sole.

Il mio Ponte? Lui è sempre lì, sorveglia l’entrata di questa bella città, ricca di storia, di cultura, ma anche di tanto altro.

Dall’altra parte, a nord, verso Milano, al Policlinico San Matteo c’è chi anche oggi lavora, corre, si prodiga senza risparmiarsi per aiutare chi soffre, per salvare la vita di chi è malato. Medici, infermieri, assistenti, tutti danno del loro meglio e anche molto  di più. Qui è guarito Mattia, il paziente n. 1 .  Qui ci sono laboratori di ricerca impegnati nello studio di un farmaco, di un vaccino.

Pavia è anche questa, attenta alle regole, generosa con chi ha bisogno, concentrata sulla ricerca.

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