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Medaglia d’oro al tè nero del Verbano, grazie a un vecchio studio dell'Università di Pavia

  • Paola Montonati

te verbano 1Quello che sembra impossibile, spesso accade. Uno dei migliori tè al mondo è stato nominato in questi giorni, quello prodotto in un piccolo appezzamento di terra a Premosello-Chiovenda nel Verbano a pochi chilometri dalle sponde del Lago Maggiore, all'ingresso della Val d'Ossola, nel territorio del Parco della Val Grande.

Il tè nero prodotto da Paolo Zacchera a Premosello, si è aggiudicato infatti l'oro al 2019 International Black Tea Tasting Competition, l’olimpiade per i migliori tè del mondo.  Competizione, organizzata dal Tea Industry Committee of China, agenzia legata al Ministero dell'Agricoltura Cinese, che ha visto la partecipazione di aziende provenienti dai maggiori paesi produttori di tè al mondo, per 104 prodotti in gara, con 72 cinesi e 32 di altre nazioni.

La giuria era composta da 15 esperti internazionali di tè sia dai principali paesi produttori che da quelli consumatori, come: Cina, Taiwan, Sri Lanka, Corea, Malesia, Nepal, Vietnam, Kenia, USA, Danimarca, Australia, Russia.

Sono appena tre anni che il floricoltore ha avviato la produzione di un tè tutto italiano, biologico e a chilometro zero, nel territorio del parco nazionale della Val Grande. A oggi sono circa 20.000 le piantine, che fanno della piantagione di tè del Verbano, la più grande d'Europa, dopo quella delle Isole Azzorre. Nel maggio scorso c'è stato il primo raccolto, che ha dato risultati sorprendenti, dal punto di vista qualitativo, grazia anche all'apporto del professor Marco Bertona, novarese, tea taster professionista diplomato in Cina presso l'Università di Scienze Agrarie di Canton, direttore esecutivo dell'Associazione Italiana Tè & Infusi (AssoTè) e Delegato italiano presso il Gruppo Intergovernativo sul Tè della FAO. Il prof. Bertona con Zacchera hanno prodotto dalle foglie tre tipologie diverse di tè, un tè bianco, un tè verde e un tè nero. Tutte e tre le tipologie sono lavorate a mano secondo i metodi tradizionali cinesi, avvalendosi di attrezzature per la lavorazione artigianale del tè giunte dalla Cina.

Il “Tè ossolano” nasce da un'intuizione di Paolo Zacchera, titolare di un'azienda leader in Europa nella produzione delle camelie. Non ci sono terreni agricoli vicino alle sponde del lago per coltivazione della piantagione del tè, così dopo anni di studio sono state scelte le sponde del Toce a Premosello-Chiovenda. Il progetto che sembrerebbe innovativo e anche un po' azzardato, ha in realtà radici molto lontane e profonde. E' nato infatti da uno studio effettuato negli ormai lontani anni '30 del secolo scorso dall'Università di Pavia. In questo studio, si progettava una sperimentazione per impiantare la cultura del tè, in questo territorio dove prosperavano e prosperano tuttora piante acidofile, poiché ritenuto il miglior luogo in Italia per avviare questa produzione in tempi di autarchia. Si partì con una sperimentazione, che diede risultati soddisfacenti ma la guerra poi interruppe il progetto e in seguito fu accantonato. Le caratteristiche del terreno acido e le condizioni climatiche del territorio del Verbano e delle sponde del Toce, nella sua parte finale sono ideali per la coltivazione di tutte le piante acidofile come camelie, azalee, rododendri, magnolie, aceri... In questa porzione di territorio abbondano e crescono rigogliose non solo nei vivai, ma abbellendo anche le case e le rive del Lago Maggiore. La pianta del tè appartiene al genere Camellia sinensis, un genere di piante della famiglia Theaceae. Tutti i tipi di tè traggono origine dalla lavorazione delle foglie, dei germogli e di altre parti di questa pianta: soltanto i metodi di lavorazione differenziano le varie tipologie.

Da quando Zacchera lesse lo studio ormai dimenticato e impolverato dell'Università di Pavia, s’interessò alla possibilità di impiantare questa coltura nel VCO (Verbano, Cusio, Ossola), e prese a viaggiare in Cina, Giappone e Turchia, India per visitare coltivazioni e approfondire le tecniche di lavorazione, incontrando esperti del settore. Iniziò così le sperimentazioni per poter applicare le conoscenze acquisite alla realtà del territorio, forte già di un'esperienza nella coltivazione di piante del tè, destinata però ai giardini e parchi, perchè considerata una pianta esotica, decorativa con un fiore bianco.

Con questo premio si apre probabilmente una nuova possibile strada per una produzione del tè in questo zona, un modo per rivitalizzare il territorio in modo naturale, unendo la tradizione della coltura delle piante all'apertura di nuovi mercati e magari posti di lavoro. E magari tra qualche anno vedremo le colline del Verbano, dell'Ossola, del Cusio e del Vergante, disegnate come i pittoreschi, tortuosi e spettacolari rilievi dove si coltiva il tè in India, Sri Lanka e Cina, rendendo il territorio ulteriormente attrattivo dal punto di visto turistico. E il progetto potrebbe trovare nuova collocazione anche in territori simili.

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