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Giorgio Fontana al Delfino di Pavia

  • Paola Montonati

86318358 2713358702046812 6190868540237545472 nIn questa sera di febbraio che sapeva di primavera, presso la libreria Il delfino di Pavia in piazza Cavagneria, lo scrittore Giorgio Fontana ha presentato il suo romanzo Prima di noi, edito da Sellerio, dialogando con il collega Flavio Santi.

Giorgio Fontana, nato a Saronno nel 1981, per Sellerio ha pubblicato Per legge superiore (2011), Morte di un uomo felice (Premio Campiello 2014), Un solo paradiso (2016)Prima di noi (2019) ed è sceneggiatore per Topolino, oltre a collaborare con diverse testate e insegna scrittura.

In Prima di noi Fontana racconta la storia della famiglia friulana Sartori, dal 1917 al 2012, in un contesto che passa  dalle montagne alla pianura, dal borgo alla periferia, dai campi alle fabbriche.

Tutto inizia quando Maurizio, capostipite della famiglia, fugge dall'esercito dopo la ritirata di Caporetto e incontra una ragazza, Nadia, in un casale di campagna, seducendola e dando il via alla storia della sua stirpe.

Da questo incontro nascono Renzo e Gabriele, che avranno figli dalla forte personalità come la cantautrice Diana e il fotografo Davide, mentre Domenico, il terzogenito, morirà in un campo di prigionieri in Nordafrica.

Il cerchio si chiude con la nipote, Letizia, che visita la tomba del bisnonno nel 2012.

Sono quattro generazioni, dal Friuli rurale a Milano, fino all’Europa, tra due guerre mondiali, la ricostruzione, la ricerca del successo personale, la cattedra in una scuola e la scrivania di una multinazionale.

Continuando a sognare i Sartori cercano di venire a patti con le loro inquietudini, e restare dove la vita li ha mandati, senza mai trovare la vera felicità.

Eppure fino alla fine il passato sembra aver lasciato solo fatica, persino nell’amore, ma la speranza resta quella di un tempo nuovo e di chi si accinge a viverlo, tra la povertà e il riscatto, la fede e la politica, il coraggio dei deboli e la violenza dei forti.

Tutto questo sullo sfondo di un secolo, che però resta solo come una scenografia, con echi delle due guerre, del rapimento di Aldo Moro e della strage di Capaci.

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