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Coronavirus: il presidente della regione Lombardia Fontana sul Dpcm si poteva fare di più

  • Paola Montonati

mo ve lombardia 1“Si poteva fare di più. Dopo un’attenta valutazione del testo del DPCM, anche con i sindaci dei capoluoghi e con Anci, bisogna risolvere alcuni temi ancora irrisolti, a partire dalla sicurezza dei lavoratori impegnati nelle filiere produttive lasciate operative dal decreto. Ci sono degli ambiti che non sono stati presi in considerazione rispetto alle richieste che avevamo mandato a Roma”.
Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al termine della riunione quotidiana con i sindaci dei comuni capoluogo e i presidenti di Anci e Upl con i quali ha esaminato il testo del Decreto approvato dal Governo.
“Sicuramente dovrà essere riesaminato perché ci sono ancora alcune discrasie, ma il dialogo con il Governo, gli stakeholder e le organizzazioni sindacali prosegue per cercare di migliorare ulteriormente il documento così da dare risposte ancora più chiare e precise. Dobbiamo individuare nuove limitazioni e cercare di attrarre ulteriormente l’attenzione dei cittadini sulla necessità di fare di più rispetto a quello che è stato fatto fino a oggi. I dati e le previsioni sono davvero molto preoccupanti. La Lombardia fin dall'inizio ha scommesso su trasparenza e misure drastiche, e quindi sulla possibilità di essere all'avanguardia nella lotta al virus, anche in Europa"

Il governatore ha, quindi, ricordato che, dal primo momento, si è guardato: “alla tutela della salute dei cittadini e alla salvaguardia di tutti quei lavoratori che devono necessariamente lavorare perché fanno parte di filiere che sono imprescindibili per la vita quotidiana della nostra regione. L’evoluzione epidemiologica anche oggi continua. Dobbiamo tenere strette le maglie dei contagi e fare in modo che i cittadini si attengano rigorosamente alle normative”.

Il presidente Fontana ha anche ricordato che è stata anche inviata una lettera al Governo “per sollecitare l’invio dei dispositivi di protezione personale che purtroppo sono ancora insufficienti”.
Per quanto riguarda il trasporto pubblico, il governatore ha rimarcato ancora una volta che: "Va rimodulato, non sospeso e su questo sono d’accordo tutti i sindaci. Faremo una valutazione di quelle che potrebbero essere le linee guida da trasferire alle singole Agenzie di trasporto per prevedere una certa flessibilità a seconda delle esigenze territoriali”.
La Regione vuole fermare tutto ciò che non è "essenziale", tutto ciò che non sia sanità, energia, farmaceutica, agroalimentare, informazione. Per esempio gli uffici, e poi i mercati e le attività artigianali non legati a filiere essenziali. E ancora, vuole limitare fortemente i trasporti, riducendo del 50% il servizio urbano e dell'80% quello extraurbano, tenendo poi conto di esigenze e filiere locali. E, infine, vuole mantenere dentro margini molto stringenti tutte le attività produttive che non si possono o non si vogliono bloccare. Pietro Foroni, lodigiano e assessore alla Protezione civile ha infine chiosato: "Fermare tutto tranne servizi pubblici essenziali e produzione relativa a servizi essenziali. Modello Codogno"

 

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