Teatro Vittorio Emanuele a Mortara

  • Paola Montonati

teatro vittorio emanueleUn teatro che fu parte della storia di Mortara per due secoli…

Il Teatro comunale Vittorio Emanuele II per decenni fu il principale teatro d'opera e di prosa della città di Mortara, attivo tra la seconda metà dell'Ottocento e la seconda metà del Novecento, ha ospitato rappresentazioni importanti con le principali compagnie di canto e di attori, a cavallo dei due secoli.

Nel Settecento la città di Mortara, tra le risaie della Lomellina, aveva un piccolo teatro, lo Scarmaglia, che all'inizio dell'Ottocento era però considerato ormai insufficiente per la cittadinanza.

Sul palcoscenico del teatrino, che si trovava in Corso Giuseppe Garibaldi, vennero messe in scena opere quali Olivo e Pasquale di Gaetano Donizetti (1839), I castellani burlati di Giovanni Valentini (1787) e L'italiana in Londra di Domenico Cimarosa (1794).

Nel 1843 i lomellini che prendevano parte al Consiglio Provinciale, fecero la proposta di edificare un nuovo teatro per la città.

Un anno dopo fu approvato il progetto del mortarese Celestino Braccio, il teatro doveva essere edificato nella zona a ovest dell'abbazia di Santa Croce ed essere dedicato a Vittorio Emanuele, duca di Savoia e principe ereditario.

Al completamento dei lavori, iniziati nel 1845, le decorazioni interne furono affidate a importanti pittori del tempo, il soffitto della platea fu affrescato dallo svizzero Giuseppe Tencalla, il milanese Raffaele Casnedi dipinse il medaglione del ridotto con Due Muse, Giovanni Valtorta realizzò il sipario e Gerolamo Poggetti decorò alcuni palchi.

La prima stagione d'opera vide in cartellone le opere Ernani di Giuseppe Verdi e La sonnambula di Vincenzo Bellini, affidate a una compagnia di canto che aveva come voci principali quelle del soprano Elisa Taccani e del tenore Giuseppe Sinico.

Il sipario del nuovo teatro si alzò proprio con Ernani, nella sera del 5 settembre 1846.

Qualche giorno dopo presero avvio a Mortara i lavori del Congresso Agrario e il teatro ospitò una cantata composta per l'occasione da Giulio Litta Visconti Arese, su testo di Ottavio Tasca, eseguita da Elisa Taccani, che era la moglie di Tasca.

Tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, il teatro ospitò spettacoli di prosa, concerti musicali ed eventi culturali e le stagioni d'opera non furono più avviate.

Negli anni Venti del secolo scorso, dopo il periodo di chiusura dovuto alla guerra, il teatro vide un progressivo declino e il sipario calò definitivamente nel 1928, poi la struttura fu utilizzata esclusivamente per veglioni e feste.

La cantante Mina tenne un concerto al Vittorio Emanuale negli anni Settanta, ma la sala venne definitivamente abbandonata qualche anno più tardi e chiusa al pubblico.

La struttura esterna è tipica dei teatri all'italiana, dove il portico d'ingresso, con la galleria delle carrozze, è caratterizzato da un'ampia apertura centrale ad arco affiancata da due aperture minori, le due aperture laterali ad arco consentivano l'ingresso delle carrozze.

Sopra il portico si trova un'ampia balconata cui si accede dal ridotto e la sala interna, a forma di ferro di cavallo, era originariamente coperta dalla conchiglia acustica, oggi scomparsa.

I quarantotto palchetti presentano il pavimento in cotto e alcuni di essi sono caratterizzati da soffitti a volta ribassata con decorazioni in rilievo, mentre i parapetti terminano con poggia gomiti in velluto rosso, ancora presente ma completamente usurato.

 

Nel 1989 è stato eseguito un intervento di restauro sulla struttura esterna, ma l'interno è in un forte stato di abbandono e nulla rimane degli affreschi, delle sculture e delle decorazioni, che furono depredate durante la seconda guerra mondiale.

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