L’abbazia di Acqualunga

  • Paola Montonati

acqualungaUn luogo di arte e fede tra la Lombardia e il Piemonte, a pochi passi dal Po…

Collocata nel piccolo borgo di Frascarolo, in quella zona di confine tra il Piemonte e la Lomellina, l’abbazia di Acqualunga è uno dei piccoli capolavori architettonici e di fede del Pavese medievale.

Le sue origini risalgono al 1180, quando Ascherio, abate del monastero cistercense di Santa Maria e San Giovanni di Rivalta Scrivia, impegnato nella bonifica delle paludi tra il fiume Sesia e il corso del Po, fece erigere una chiesa con annesso un piccolo monastero, che furono consacrati alla Vergine Maria con l’appellativo di “Aqua Longa” per ricordare i molti corsi d’acqua che si trovavano nelle vicinanze.

Dopo la morte del suo fondatore, accaduta nel dicembre 1185, l’abbazia passò nelle mani dell’abate di Rivalta Scrivia, che fino agli inizi del tredicesimo secolo fu il possessore della maggior parte dei beni del monastero. 

Nel 1204 si insediarono nel complesso alcuni monaci cistercensi, che resero Acqualunga un ente abbaziale autonomo, come dimostra un privilegio all’abbazia concesso il 6 aprile 1227 dall’imperatore Federico II, mentre lo storico Cornelius Flaminius, ricordando un abate che venne trasferito il 13 ottobre 1383, dice che Acqualunga era cistercense.

Dopo essere diventata una commenda agli inizi del Quattrocento, Galeazzo Petra, commendatario di Acqualunga e poi primo vescovo di Vigevano, nel 1530 unì il complesso alla diocesi vigevanese grazie ad una bolla di Papa Clemente VIII.

Oggi del vecchio monastero, che venne demolito nell’Ottocento, non rimane nulla, tranne la Chiesa Abbaziale e la vecchia foresteria, sede dell’attuale canonica parrocchiale.

La pianta della chiesa abbaziale è rettangolare con una divisione in tre navate scandita da imponenti pilastri a fascio, con archi a sesto acuto a sorreggere le volte a crociera archiacute, mentre le navate sono a due campate e vicino a quella centrale, ci sono il presbiterio e l’altare.

Sulla navata sinistra c’è una cappella laterale con all’interno un altare e nella controfacciata si può vedere una nicchia che ospita il fonte battesimale.

La facciata della chiesa ha sulla navata destra un tetto trasversale alla facciata, che si lega all’edificio laterale del convento, mentre al centro c’è un portalino voltato e all’angolo dove s’incontrano la navata laterale e il presbiterio si trova il campanile quadrangolare.

Sulla testata esterna del coro si vede un grande rosone, ora murato, con al fianco due lesene piatte che non arrivano al tetto, come si usava nell’arte medievale della Lombardia, mentre sopra c’è un fregio ad archetti che fu rifatto, contrariamente a quelli che si possono vedere sul fianco settentrionale della chiesa, dove finisce la navata laterale sinistra.

La stessa navata sinistra fu costruita probabilmente all’inizio del tredicesimo secolo, poiché presenta una serie di tradizionali contrafforti e un taglio a frontone tricuspidato, che divide la navata in tre distinte zone da contrafforti per poi finire sotto il colmo, come in altre chiese della Lomellina, tra cui quella di San Pietro Martire di Vigevano.

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