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La chiesa dei santi Gervasio e Protasio di Montebello della Battaglia

  • Paola Montonati

104494667 3007826639266682 263871446982824080 oOltre il monumento dedicato alla storica battaglia del 1859 e il castello Beccaria, a Montebello della Battaglia c’è una chiesa dedicata ai santi Gervasio e Protasio, dalla storia che parte dalla fine del Medioevo…

La chiesa e il monastero, che fa parte del complesso, secondo gli storici vennero donati, assieme ad altri terreni, dalla famiglia Delconte ai monaci benedettini che ne ebbe il controllo fin dal 1484.

Ma si ritiene che la chiesa esistesse prima dell'arrivo dei Benedettini, poiché grazie alla torre del campanile si potevano avvistare i nemici, quando si dirigevano verso la cittadina romana di Clastidium, oggi Casteggio.

Dal 1484, anno dell'arrivo dei Gerolamini, il monastero subì ricostruzioni che furono concluse nel 1666, quando ci fu il cedimento strutturale di una parte dell'edificio, che portò alla costruzione di una nuova chiesa grazie ai fondi trovati dal generale dell'ordine dei Gerolamini.

L'inaugurazione della chiesa avvenne nell'estate 1675, ma i lavori di restauro si protrassero anche dopo il 1680, poi nel 1686, quando fu portata la reliquia di San Felicissimo da Roma, santo simbolo di Montebello.

Ma chi erano Gervasio e Protasio?

Si racconta che, nel IV secolo d. C, Sant’Ambrogio, dopo aver costruito la grande cattedrale di Milano, si stava preparando alla dedicazione, quando ebbe il presentimento che proprio lì fossero reliquie di antichi martiri cristiani, sepolti nella basilica cimiteriale dei santi Nabore e Felice.

Gli scavi, ordinati dal vescovo, portarono alla luce i corpi di due uomini di alta statura con le teste recise dal corpo, poi identificato con Gervasío e Protasio di cui, a duecento anni dalla morte, si sapeva solo che avevano subito il martirio.

Mentre le reliquie venivano portate attraverso le vie cittadine, un macellaio cieco, di nome Severo, tornò a vedere toccando la frangia del drappo funebre che le ricopriva.

Anni dopo Sant’Ambrogio, prima di morire, chiese di essere sepolto nella sua chiesa accanto ai resti di Gervasio e Protasio.

Nel IX secolo il vescovo di Milano Anghelberto II riunì le reliquie dei tre santi in un'urna di porfido e là rimasero, custodite nella cripta della basilica di Sant’Ambrogio.

Alcune chiese tedesche e la cattedrale di Soissons rivendicarono nei secoli il possesso delle reliquie dei due martiri, che dicevano essere state portate in quei luoghi dall'imperatore Federico Barbarossa, ma non ci riuscirono mai.

Gervasio e Protasio sono ritratti nel quadro dell'Assunzione della Vergine del Borgognone, conservati nella pinacoteca di Brera, mentre il titolo di San Trovaso di una chiesa veneziana a loro dedicata è visto come il frutto di una distorsione del loro nome nella lingua veneta.

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