I grandi musei: Museo del Cavatappi di Montecalvo Versiggia

museo cavatappiOggi l’idea di togliere il tappo non è solo il gesto di aprire una bottiglia, ma è anche qualcosa che simboleggia l’apprezzare i piaceri della tavola e della vita, che portano in se la gioia di vivere.

Questo concetto è molto diffuso tra gli abitanti di Montecalvo Versiggia, nell’alta Valle Versa, al centro della terra del Pinot Nero, che fanno il vino da sempre e che lo imbottigliano da generazioni.

Il Comune di Montecalvo ha deciso di valorizzare la sua storia e il suo patrimonio da sabato 15 luglio 2006, quando è stato inaugurato il Museo del Cavatappi, il primo in Italia aperto ed allestito non da un privato, ma da un ente pubblico ed è il primo in provincia di Pavia e in Oltrepò, sicuramente.

L'esposizione si trova in un vecchio edificio, annesso alla chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro, un tempo adibito a canonica e diventato poi la scuola elementare.

Nel museo si racconta una storia che parte dall'origine del cavatappi, risalente alla metà del Quattrocento, ed è legata alla produzione delle armi.

Si racconta infatti che il cavatappi derivi dalla verga attorcigliata e spiraliforme usata per rimuovere le palle di piombo incastrate nelle bocche dei cannoni, oltre che per recuperare la stoppa impiegata per pulire le canne delle armi.

L'armeria inglese Messrs Holtzapffel di Charing Cross, che nel 1680 aveva il brevetto per fabbricare questo ferro, a sostegno di questa tesi, produceva anche cavatappi e così altri fabbricanti di armi, oltre ai fabbri e ai piccoli artigiani, iniziano a studiare e produrre quelle che chiamavano viti per bottiglie.

Secondo un'altra ipotesi, il precursore dei cavatappi era il punteruolo per botti, in una pala d'altare del 1450 circa, infatti, è raffigurata una suora che, con questo strumento, spilla il vino da una botte.
Dopo la metà del Seicento, grazie all’avvento dell'uso di invecchiare il vino in bottiglia, si diffuse la necessità di un oggetto capace di rimuovere il tappo in sughero, che era appunto il cavatappi.

Nel 1795 il reverendo Samuel Henshall ebbe in Inghilterra il primo brevetto di cavaturaccioli, favorendo il passaggio dalla produzione artigianale a quella in serie.

Molti dei primi esemplari, commissionati dalle classi sociali più elevate, furono realizzati da artigiani di grande fama che creavano dei capolavori in oro, argento o altri materiali preziosi, oggi introvabili sul mercato.

Erano dei pezzi talmente raffinati e ricercati che le dame li appendevano a quel particolare gioiello da portare in vita che prendeva il nome di chatelaine, una placca in oro dotata di numerosi morsetti ai quali agganciavano gli accessori fondamentali per la vita di società, mentre i gentiluomini li fissavano alla catena dell'orologio o li inserivano nel bastone da passeggio.

Dal XVII secolo a oggi la storia del cavatappi è legata a un continuo sviluppo che ha dato a quest’oggetto, solo apparentemente semplice, maneggevolezza, praticità, ma anche eleganza e originalità.

L'evoluzione del cavatappi è parallela ai miglioramenti apportati al sistema di chiusura delle bottiglie poiché, dal Settecento fino all'invenzione del tappo a corona, alla fine dell'Ottocento, tutti i liquidi erano venduti al dettaglio con il tappo in sughero e il cavatappi era utilizzato per birra, alcolici ma anche per bottigliette da profumo, medicine, persino per le boccette per l'inchiostro.

Questa evoluzione è anche parte della continua ricerca tecnica ed estetica che, nel corso dei secoli, ha fatto del cavatappi uno fra i più rappresentativi simboli di epoche, mode e gusti costantemente ingentilito, abbellito e decorato, per un mondo di cultura e di antiche tradizioni racchiuse in un piccolo, indispensabile utensile.

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