I grandi musei: Il museo archeologico di Gambolò

  • Paola Montonati

museo archeologico mortara foto montonatiQuesto piccolo ma interessante museo è stato uno dei miei primi approcci all’archeologia, ben curato e davvero interessante.

Infatti questo Museo ospita le visite delle scolaresche dei dintorni e non solo, che vengono così avvicinate alla storia, anche a quella più lontana, con mezzi non privi di fascino e certamente più vivi dei soli libri.

Il Museo Archeologico Lomellino si trova nel borgo di Gambolò, all’interno del Castello Litta-Beccaria, nella cosiddetta Manica Lunga o Loggia delle Dame, un lungo porticato a colonne binate.

Nel museo il visitatore è accompagnato da numerosi pannelli, ricchi di fotografie, illustrazioni e didascalie, con un percorso caratterizzato da colori differenti, periodo per periodo, su pannelli, vetrine e didascalie per distinguere le fasi cronologiche e facilitare la comprensione.

L’esposizione si articola in quattro sale e parte con una grande carta archeologica della Lomellina che illustra la periodizzazione, i principali luoghi d’interesse archeologico e le tipologie di rinvenimento.

La prima sala rappresenta un excursus cronologico dall’arrivo dell’uomo all’epoca romana, attraverso le varie fasi culturali che si sono susseguite.

Ci sono i reperti del Mesolitico Recente in selce, recuperati a Vigevano, Gambolò, Gravellona, che costituiscono la prima traccia d’industria umana in selce scheggiata in Lomellina e testimoniano l’inizio della frequentazione del territorio.

Alcuni materiali attribuibili al periodo Neolitico indicano la diffusione della rivoluzione agricola con le relative conseguenze sullo stile di vita e quelli del periodo Eneolitico introducono alle età dei metalli.

L’età del Bronzo segnò un incremento della presenza umana, grazie al globale miglioramento della qualità della vita umana in tutta Europa grazie a una serie di progressi tecnologici e produttivi, con una serie di reperti fittili, bronzei e litici, che provengono da abitati della Media e Tarda Età del Bronzo, situati lungo i terrazzi del Ticino e del Terdoppio.

In Lomellina la prima Età del Ferro è testimoniata dalla cultura di Golasecca, con i corredi di quattro tombe a cremazione rinvenuti nella zona di Garlasco-Madonna della Bozzola.

La seconda età del Ferro è rappresentata da sei corredi funebri di epoca celtica, ordinati cronologicamente, con alcune armi (punte di lancia, coltelli), fibule, monete galliche (dracme padane), ceramiche e i vasi a trottola, dedicati alla conservazione del vino.

Nella seconda sala di racconta la storia del rito funebre in Lomellina, che comincia con l’inumazione, con il defunto deposto prima in posizione rannicchiata o fetale e poi distesa.

Ad un certo punto, a partire dalla fine della Media Età del Bronzo, le testimonianze materiali evidenziano la prevalenza della cremazione del cadavere fino all’inizio della seconda età imperiale romana.

La sala propone la ricostruzione di quattro tombe a cremazione e una tomba romana a inumazione, a testimonianza del cambiamento che matura dalla fine del secolo II d.C. che riporta a questa pratica e con l’utilizzo di letti funebri in legno che accoglievano il cadavere ed erano decorati da applicazioni in terracotta con varie iconografie.

La terza sala mostra gli aspetti della vita e del costume nel periodo celtico, attraverso l’esposizione di alcuni corredi funebri.

Il primo settore della sala è sull’abbigliamento, il costume e le attività femminili, ed evidenzia, attraverso i vari corredi, il ruolo, la vita e le attività quotidiane, mentre il secondo presenta corredi funebri maschili e la ricostruzione dell’abbigliamento del guerriero, oltre al progressivo processo di romanizzazione delle tribù indigene.

L’ultima sala presenta le necropoli delle rive lombarde e piemontesi di Ticino e Lago Maggiore e del Canton Ticino, con le figurine in terracotta ricavate da matrici, che rientrano nella categoria della coroplastica.

Completano il museo dei pannelli e vetrine dedicati all’abbigliamento e alla toilette femminile.

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