Chiesa di San Giovanni Domnarum

 

san giovanni 1Secondo la leggenda la chiesa di San Giovanni Domnarum, situata al numero 9 di Vicolo San Giovanni, in una parallela di Corso Cavour, venne eretta verso la prima metà del VII secolo, forse durante il regno di Rotari, su ordine della regina Gundeperga, che la consacrò a san Giovanni Battista, protettore dei Longobardi.

Dopo la sua costruzione, la nuova basilica pavese venne arricchita su ordine della regina stessa con ori, dipinti e stucchi di pregiata fattura. Nel 689, durante la guerra civile tra re Cuniperto e l'usurpatore Alachis, il custode della basilica Seno tentò di salvare la vita al suo sovrano, poco prima della battaglia di Coronate, proponendogli di prendere il suo posto sul campo. Il re accettò e il chierico venne ucciso dall'usurpatore, che a sua volta morì nello scontro con l'esercito condotto da Cuniperto.

Seno venne seppellito con tutti gli onori davanti alle porte delle basilica.

Nell'827, la chiesa passò nelle mani di Eginardo, genero di Carlo Magno, quindi venne devastata da un incendio appiccato dagli Ungari, ma successivamente restaurata grazie al sostegno economico del re Rodolfo e dai sovrani successivi.

Verso gli inizi del XI secolo fu eretto il campaniletto, dallo stile lombardo, chi si trovava vicino alla parete sinistra della navata. Col passar dei secoli la chiesa subì molti rifacimenti, in particolare verso la metà del Quattrocento, fino a quando non venne del tutto ricostruita nel 1611, pur mantenendo la sua struttura preromanica.

san giovanni 2La facciata della chiesa, che presenta tre eleganti rosoni in terracotta, risale agli inizi del Cinquecento, mentre entrando a destra si può notare una parte dell'antico battistero annesso alla chiesa, che presenta alcune tracce di affreschi del periodo longobardo. Nella prima cappella a destra troviamo una pala, opera del  milanese G. B. Sassi, che raffigura San Andrea Avallino che muore davanti all’altare, mentre la lunetta del presbiterio ospita un affresco con il Padre Eterno di Federico Faruffini.

La seconda cappella a sinistra presenta una pala di San Nicola, proveniente dall’antica chiesa di San Nicola della Moneta.

Fra le altre tele della chiesa vi sono una raffigurante la regina Gundeberga che presenta a San Giovanni il progetto della chiesa e una del pavese Crastona che ospita il Padre Eterno e la Vergine con San Ignazio e San Luigi Gonzaga. Degno di nota è in sacrestia un quadro sullo Sposalizio della Vergine, proveniente dalla perduta chiesa  di San Giuseppe. Tramite due scale ai lati della navata centrale si arriva alla cripta, riaperta nel 1914, che rimane l’unica traccia dell’antica chiesa longobarda.

Preceduta da un atrio, la cripta è sorretta da due enormi piloni in muratura con quattro colonne marmoree frammentarie scandito dalle volte che si allacciano ad alcuni pilastri parietali. Nelle volte sono conservati interessantissimi affreschi  romanici che rappresentano santi come San Siro, San Gregorio Magno e San Giovanni Battista.

Lungo le pareti perimetrali si possono scorgere le tracce di un’antica cortina affrescata, mentre qua e là ci sono numerose immagini di San Biagio, i cui resti sono attualmente custoditi sotto l'altare maggiore.

 

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