Arca di Sant'Agostino

arca 1Nella bellissima Basilica di San Pietro in Ciel D'oro, sopra la cripta, troneggia l’arca di Sant’Agostino, considerata uno dei capolavori del Trecento pavese.

Nel lontano 1357, mons. Bonifacio Bottigella, allora priore capo degli Agostiniani, commissionò a un gruppo di artisti comacini, legati alla scultura gotica internazionale e lombarda di quel periodo, un’opera che fosse in grado di ospitare le spoglie di Sant'Agostino, vescovo di Ippona e dottore della chiesa, arrivate a Pavia verso la fine dell’VIII secolo.

Il lavoro fu lungo e laborioso, tanto che venne completato solo poco prima che Bottigella fosse nominato vescovo di Lodi e comprende ben 95 statue e 50 bassorilievi, scolpiti con maestria dai monaci scultori del lago di Como.

Seguendo i modelli del periodo, l’arca si suddivide in tre fasce, riccamente decorate con vari motivi dedicati alla vita del santo.

Nella prima fascia, che poggia su di una serie di pilastrini a loro volta circondati da guglie triangolari, troviamo in tre pannelli la conversione di Sant’Agostino, le discussioni del Santo con tre teologi eretici, una delle lezioni di retorica del vescovo di Ippona, il funerale di Monica, la madre del Santo. Sono presenti anche altre scene della vita di Agostino e l’arrivo delle spoglie del santo, accolte dalla popolazione pavese e dal re Liutprando con il vescovo Pietro, oltre a statue raffigurati gli angeli e una serie di miracoli compiuti tramite l’intercessione del Santo, tra cui quello di Cava Manara, dove venne guarita un’intera comunità di storpi e ammalati.

La seconda fascia, che al centro ospita una statua di Agostino dormiente, mostra la scena in cui da San Simpliciano e Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, con San Girolamo e San Gregorio Magno papa e dottore della Chiesa, assistono alla morte di Sant’Agostino, il Santo sul feretro funebre mentre la sua anima è accolta dal Cristo salvatore nella città di Dio.

Nello zoccolo in basso, che conserva l’urna del santo, vi sono le statue degli apostoli con le incarnazioni delle virtù cardinali oltre a obbedienza, castità, mansuetudine e povertà.

Nel pavimento dietro l’arca troviamo una parte del mosaico ottagonale, raffigurante il nodo di Salomone, simbolo dell’unione tra cielo e terra, proveniente dalla Cattedrale di Ippona, di cui Agostino fu il vescovo fino alla fine nel 430 d. C.

Sopra l’arca vi è un dipinto, risalente agli inizi del Novecento, che mostra il Cristo Redentore assieme alla madre Maria e a Sant’Agostino con la madre Monica.

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