Rassegna letteraria 2020 a Gambolò

  • Paola Montonati

gambolo castello wikiDopo essere partita venerdì 18 settembre con la scrittrice Cristina Fantini. autrice del romanzo storico, edito da Piemme, Nel nome della pietra, storia del Duomo di Milano, la nuova edizione della rassegna letteraria di Gambolò, iniziativa a cura dell'assessorato alla Cultura, presso il salone Litta, continuerà con una serie di appuntamenti davvero interessanti.

Il 25 e il 26 settembre si terranno l'evento Un weekend da scrittori, una due giorni con ospiti le scrittrici Valeria Corciolani. Rosa Teruzzi, Nicoletta Sipos e Alice Basso, il 17 ottobre sarà ospite della rassegna il giallista Romano De Marco e il 24 Roberto Carboni.

Tra gli incontri più attesi dell’edizione, c'è sicuramente quello del 27 novembre con il generale dell'Arma Roberto Riccardi, alla guida del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, che presenterà Detective dell'arte.

Il Castello Litta di Gambolò è una roccaforte risalente al X-XI secolo, un tempo realizzata a scopi prettamente difensivi, che nel corso dei secoli subì numerosi saccheggiamenti e venne semidistrutto nelle campagne militari dei XII e XIII secolo.

Tra il 1614 e il 1680 per conto della famiglia Litta fu realizzato, a est della rocca, il viale d’ingresso con il rifacimento dei due fronti della via allora esistente con svasamento poligonale della contrada di Mangrate, l’attuale Corso Vittorio Emanuele.

Il nuovo viale sfociava di fronte al torrione principale, dove oggi è visibile la centinatura della facciata con le feritoie dei bolzoni del ponte levatoio, trasformato nel 1680 in portale d’ingresso con arco a sesto ribassato e dentellato.

Il palazzo si elevava circa 50 metri a ovest con ingresso ad arco ribassato a tutto sesto, con fronte bugnato ed estradosso a dentelli e oltre si trovava il cortile con due colonnati affacciati e una muraglia cieca.

Prima della fine del secolo i Litta eliminarono dalla cinta muraria del castello i merli e i cammini di ronda, iniziando a costruire a ridosso del muro una galleria, oggi nota come Manica Lunga, ma i lavori s’interruppero con la costruzione della torre quadrata posta al centro del lato che congiungeva il palazzo con la torre Mirabella e solo nei primi anni del Settecento si portarono a termine i lavori arricchendo la torre Mirabella di un belvedere con ringhiera.

Il corpo della Manica Lunga si sviluppa su due piani per un’altezza complessiva di 10 metri circa.

Il piano terra è costituito da una galleria della lunghezza di circa 50 metri composta da 15 colonne binate poggianti su un parapetto scandito da un’alternanza di vuoti e di pieni che trovano definizione nella continuità delle mensole poggiate su pilastrini centrali in pietra.

Le pareti sono intonacate a eccezione della parte delle vecchie mura che si presenta in mattoni a vista, mentre il soffitto della galleria è in cannicciato con volte a sesto ribassato con alternanza di vela e botte, con la soletta poggiante su un’orditura in legno.

Nei decenni successivi vennero apportate altre modifiche come la fontana ottagonale, ora distrutta, fatta erigere nel 1776 al centro del giardino in prossimità della galleria.

Successivamente il castello fu donato dalla famiglia Robecchi, che lo aveva ricevuto dai Litta, al Comune.

Oggi, al piano primo del complesso della Manica Lunga, c’è la sede del Museo Archeologico Lomellino.

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