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Pavia e il teatro – John Ford “Sacrificio d’amore”

  • Paola Montonati

teatroPerché parlare oggi di John Ford, drammaturgo inglese seicentesco quasi dimenticato? Perche è stato uno dei pochi scrittori che ha scelto come ambientazione di una delle sue opere Pavia, anche se molto rivisitata dalla sua fantasia.

Note Biografiche: Di John Ford ( da non confondere con l’omonimo regista statunitense re dei film western) non si sa molto. Nato probabilmente a Ilsington nel Devon verso il 1586, era figlio di un magistrato omonimo e nipote dello stimato giurista John Popham. Fu matricola nell’Exeter College di Oxford fece parte del Middle Temple di Londra, un collegio giuridico che introduceva all’attività forense, ma dai documento dell’epoca non risulta che Ford abbia mai praticato il mestiere di avvocato. I suoi primi interessi letterati furono la poesia e la filosofia, con alcuni componimenti poetici e un trattato filosofico, The Line Of Life.

Ma il suo nome è legato ai drammi che iniziò a comporre dal 1621, dapprima in collaborazione con John Webster e Thomas Dekker, poi da solo. Nelle sue opere il tema principale è quello di un Destino crudele e capriccioso, a cui è impossibile sfuggire, ma, al quale, se si è abbastanza forti, si può resistere e continuare a vivere. Tre le sue opere vanno ricordate Cuore infranto (The Broken Heart ) scritto tra il 1625 e il 1633, che vede una serie di tragiche vicende amorose nella Sparta classica con protagonisti il giovane Itocle e la sua fidanzata Calanta, figlia del re e Peccato che sia una sgualdrina ('Tis Pity She's a Whore ) scritto tra il 1629 e 1633 considerato il suo capolavoro, narra l’amore incestuoso tra Annabella e suo fratello Giovanni nella Parma cinquecentesca, destinato a terminare tragicamente con la morte di entrambi. Non si sa molto sulle circostanze della morte di Ford, ma da ciò che si è potuto dedurre dai documenti dell’epoca è probabile che sia morto verso il 1640 a solo 50 anni. L’opera: In Sacrificio d’amore ( Love’s Sacrifice) scritta nel 1632, Ford ambienta un cupo dramma di amore, morte e gelosia in una Pavia che viene rivista dalla sua fantasia come un luogo dove la morte e la corruzione dominano indisturbati. La vicenda pende le mosse dal matrimonio di Bianca, figlia di un nobile milanese decaduto, con il potente duca di Pavia Filippo Caraffa. Il marito è profondamente innamorato della giovane moglie ed è felice anche per il fatto che il suo migliore amico, il nobile spagnolo Fernando, è in visita presso la corte pavese.

Tuttavia la situazione è felice solo in apparenza: infatti mentre il duca è a caccia Fernando dichiara il suo amore a Bianca : "debbo parlare o morire, la passione e la fedeltà che vi devo mi hanno ridotto a uno scheletro..." (Atto II, scena I) Ma inaspettatamente Bianca rifiuta il suo amore è lo congeda con parole dure ed ironiche: ...con la vostra lingua traditrice nel mio orecchio insinuate l'invito a macchiar la mia fama. Vi sia cara la vita!". (Atto II, scena I) Tuttavia Fernando non demorde e continua a corteggiare Bianca che non cede: "...fossi tu rimasto ultimo del tuo sesso, preferiremmo prostituirci a un serpe velenoso anziché al tuo bestiale amplesso..." (Atto II, scena III) La situazione non sfugge a Fiormonda, la cognata vedova del duca da sempre innamorata di Fernando, che, pazza di gelosia, mette alle costole dei due il sue servo più fidato D'Avolos, che ben presto scopre tutto. Nel frattempo Bianca confessa a Fernando il motivo per cui è stata costretta a respingerlo, pur amandolo: ha promesso a suo marito, follemente innamorato di lei, che non si sarebbe mai concessa ad un altro uomo: "mi vide e m'amò subito e, incurante di dote, mi esaltò al suo letto... Per compensarlo feci promessa al cielo che gli sarei stata moglie fedele, come gli fui...". (Atto II, scena IV) Se lei infrangesse il giuramento dovrebbe pagare con la vita: "Se tu mi tenti al tuo piacere, cedo. Concederò il mio corpo al tuo abbraccio. Ma, avanti che il mattino battezzi il nuovo giorno, mi ucciderò! Mi ucciderò. Ora fa ciò che vuoi, tua è la scelta: decidi." (Atto II, scena IV) Colpito dalla rivelazione, Fernando decide di non violare Bianca, e che il suo amore sarà casto e pudico: "Ancora un bacio, cuore della mia vita... Avete vinto... Vieti il Cielo ch'io cerchi con lussuriosa voglia di profanare quest'illibato tempio!

Domerò le passioni, vincerò nel darmi vinto...". (Atto II, scena IV) Ma la tragedia è vicina: Fiormonda avverte il cognato della passione che lega Bianca e Fernando, e questi pieno di rabbia si precipita nella stanza della moglie allo scopo di appurare ciò che ha scoperto. Bianca non nega il suo amore per Fernando, anzi rivela a Filippo di non averlo mai amato, e questo porta il marito ad ucciderla a pugnalate. Subito dopo però Fernando rivela all’amico che lui e Bianca, pur essendo innamorati, non hanno mai tradito la fiducia e l’affetto che provavano per lui. Ma ormai è troppo tardi: oppresso dal rimorso Fernando si avvelena sulla tomba della donna amata mentre Filippo, sconvolto dal fatto di aver perso la moglie e il suo migliore amico a causa della sua folle gelosia, si pugnala.

Fonte: John Ford, Sacrificio d’amore, in Teatro, a cura di Enzo Giachino, I Millenni Einaudi, Torino, 1971, pp 229 – 341.

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