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Giuseppe Pellizza da Volpedo in mostra a Tortona con “Il sole (studio)”

  • Paola Montonati

il sole tortona

A partire dal 13 settembre la Pinacoteca Divisionismo a Tortona esporrà al pubblico una nuova opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo: l’olio su tela Il sole (studio), una delle opere che hanno segnato il percorso creativo del celebre dipinto conservato presso la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Per l’elaborazione del capolavoro romano non sono mancati bozzetti ed opere preparatorie, probabilmente realizzate da Pellizza nella ricerca del panorama più adatto a tale grandiosa rappresentazione della natura.

Nella sua sintesi, lo studio esposto a Tortona rappresenta un'esperienza ottica condotta alle estreme conseguenze, con il risultato quasi astratto di una pittura in cui la folgorazione luminosa dell'astro accresce l'effetto di potente controluce che in pratica elimina il paesaggio in basso e qualsiasi concessione figurativa.


LA MOSTRA

In occasione dell’esposizione della nuova acquisizione, la Pinacoteca presenterà al pubblico – dal 13 settembre 2025 al 15 febbraio 2026 – un focus su un nucleo di opere di Pellizza solitamente non inserite nel percorso espositivo, per seguire da vicino i primi passi dell’artista, le sue sperimentazioni e le influenze dei suoi maestri, assorbite nel corso della sua formazione.

Con le 28 opere di Pellizza, la Pinacoteca Divisionismo di Tortona detiene il più ampio nucleo di lavori dell'artista presente in una singola collezione. Oltre a capolavori come Il cammino dei Lavoratori (1898-1899), diretto antecedente de Il Quarto Stato, vi sono Ritratto dei Genitori (1885), Autoritratto (1885-86), Testa di bambina (1887), le tavolette Bozzettino, Sera, Impressione di paese (realizzate tra il 1888 e il 1892), Ragazzo che tira una corda (1889), Scogliera a Sturla (1890).

Completano l'esposizione opere di Cesare Tallone e Pio Sanquirico, maestri di Pellizza.

L’iniziativa tortonese si svolge in concomitanza con l’ampio omaggio all’artista previsto nello stesso periodo: la grande esposizione Pellizza da Volpedo (1868-1907). I Capolavori, in corso dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026 alla GAM - Galleria d’Arte Moderna di Milano, co-prodotta dal Comune di Milano – GAM con METS Percorsi d'Arte, cui la Pinacoteca partecipa con un importante prestito.


LA GIOVINEZZA DI PELLIZZA

A partire dal 1883, Milano seguì i primi passi del percorso artistico di Pellizza.

Iscritto dal gennaio 1884 all’Accademia di Brera, presso cui seguì le lezioni nelle scuole di ornato, disegno di figura, prospettiva, architettura e storia, il giovane artista accompagnò al percorso accademico la copia dal vero condotta nello studio di Giuseppe Puricelli, di cui è rimasta una traccia in alcuni ritratti, come l’Autoritratto giovanile conservato presso la Pinacoteca.

Nel corso del 1886, la partenza del Puricelli per la Russia lo spinse alla ricerca di un nuovo maestro, che individuò in Pio Sanquirico, presso il cui studio i giovani allievi potevano cimentarsi nella copia dal vero.

Da lì Pellizza si impegnò nella realizzazione di studi di teste, acquisendo in poco tempo sempre maggiore sicurezza nella pennellata, d’ora in avanti più libera e contrastata, sull’esempio delle opere contemporanee di Attilio Pusterla, Filippo Carcano, Giovanni Sottocornola ed Emilio Longoni.

Nel novembre 1887 Pellizza decise di trasferirsi a Roma per frequentare i corsi dell’Accademia di San Luca, poi si spostò a Firenze per approdare all’Accademia di Belle Arti sotto l’insegnamento del maestro Giovanni Fattori, stringendo un’amicizia duratura con i compagni Plinio Nomellini e Guglielmo Micheli.

La volontà di confrontarsi con soggetti sempre più complessi lo spinse a riflettere sull’opportunità di proseguire nel suo percorso di studi, scegliendo l’Accademia Carrara di Bergamo, dove fu accolto come allievo particolare del professor Tallone, rinomato ritrattista.

Nell’estate 1889 Pellizza fece ritorno a Volpedo, dove si cimentò nella realizzazione di impressioni di paesaggio con pennellate veloci, assimilabili a quelle apprese dal Tallone e suggerite agli allievi durante le passeggiate d’istruzione nelle valli bergamasche.

Dopo il soggiorno parigino, in compagnia di Edoardo Berta per visitare l’Esposizione Universale del 1890, Pellizza decise di tornare a Bergamo per riprendere il percorso in Accademia.

Il crescente interesse per la figura umana inserita nell’ambiente e per il lavoro incoraggiarono successivamente Pellizza a iscriversi all’Accademia Ligustica di Genova, rinomata scuola di paesaggio.

Di questo breve soggiorno ligure, proseguito fino al novembre 1890, restano alcune testimonianze come le marine condotte tra Sturla e Quarto, di cui la Pinacoteca conserva una preziosa traccia.


LA STORIA DELLA PINACOTECA

Era il 1999 quando la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona decise di acquisire il nucleo di opere frutto della lungimirante attività di raccolta dell’istituto bancario da cui aveva tratto origine. Da lì nacque l’idea di intraprendere un progetto di valorizzazione e incremento di tale patrimonio artistico, che sino ad allora aveva privilegiato un rapporto speciale con il suo territorio e con i suoi artisti più significativi.

Un passato d’arte segnato da Giuseppe Pellizza, figura centrale nella cultura pittorica dell’area lombardo-piemontese, che divenne il punto focale della collezione. È proprio qui, tra Milano e Torino, che prese forma il primo dibattito del Divisionismo, a partire dalla Prima Triennale di Brera del 1891.

A partire dal 2001, anno di apertura al pubblico della Pinacoteca, prese forma il progetto Pinacoteca Divisionismo Tortona, che si propone di documentare questa fondamentale stagione artistica attraverso la varietà e l’originalità dei linguaggi pittorici utilizzati non solo dai grandi maestri divisionisti, ma anche da personalità artistiche legate a culture territoriali a lungo trascurate.

Il filo conduttore si dipana attraverso il dialogo tra interpreti di una tecnica audace, capace di raccontare le istanze di un nuovo secolo: dagli artisti socialmente impegnati di fine Ottocento agli approcci simbolisti, fino ai primi saggi dei protagonisti della rivoluzione futurista, per i quali la divisione del colore costituiva il linguaggio della modernità.

Oggi la Pinacoteca si sviluppa su 750 metri quadrati, con 145 opere che documentano l’attività di oltre 59 artisti.

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