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Dolce ristoro: La dolcezza della cioccolata, squisitezza autunnale

  • Paola Montonati

cioccolata 1La storia della cioccolata, dolce bevanda che riscalda nel cuore dell’autunno, affonda le sue radici nel continente americano, quando le coltivazioni di cacao erano situate nel bacino amazzonico, poi si espansero lungo la costa pacifica del Messico meridionale e Guatemala, nell’istmo verso la costa atlantica e poi sull’altipiano del Messico. 

Il cioccolato era molto diffuso tra Olmechi, Maya, Toltechi e Aztechi e in un vaso del V secolo in una tomba nel Guatemala si trova l’iscrizione di due segni fonetici che rappresentano la parola Kakaw, mentre il termine cioccolata deriverebbe dagli Aztechi che chiamavano una delle loro bevande al cacao il Cacaoatl, cioè cacao-acqua.

Sono diverse le leggende attribuite all’origine del cacao, ad esempio una narra che l’imperatore Montezuma bevesse della cioccolata prima di recarsi al suo harem e la facesse consumare da ogni fanciulla offerta in dono, in occasione delle cerimonie religiose in onore della loro dea dell’amore Xochiqueztal.

I simboli associati ai semi di cacao da queste popolazioni erano prosperità nei riti religiosi, una medicina capace di guarire le malattie e base del sistema monetario, così il cacao era prerogativa di alcune classi elitarie della popolazione come sovrani, guerrieri e nobili, che lo vedevano come un cibo sacro che proveniva dagli dei e che solo pochi eletti avevano il diritto di mangiare.

Cristoforo Colombo fu il primo a portare dei semi di cacao in Occidente, nel 1502, dopo il suo quarto e ultimo viaggio in America, dove era arrivato nell’isola di Guanaja, cui sequestrò un’enorme canoa Maya, il cui ricco carico includeva dei sacchi contenenti semi di cacao.

Arrivato in Spagna, all’inizio il cioccolato non piacque a causa del suo gusto amaro, anche se i coloni spagnoli che vivevano lì e i loro discendenti gradualmente si abituarono a esso e lo riportarono in patria.

In un secondo tempo, intorno al 1519, Hernán Cortés assaggiò il cioccolato e concluse che rendesse possibile viaggiare l’intera giornata senza stancarsi.

Cosi Cortés portò il cacao in Spagna e il Monastero di Piedra a Saragozza si occupò per primo della lavorazione, aggiungendo lo zucchero e togliendo il pepe e il peperoncino in uso tra gli indigeni.

Intorno al Seicento c’era ancora un modesto traffico del cacao e dei suoi derivati, consumato solo in Spagna e nei suoi territori tra cui a Modica, in Sicilia, allora un protettorato spagnolo. 

Uno delle motivazioni principali che favorì la diffusione del prodotto in Europa fu l’idea del cioccolato come cibo benefico per la salute e alla fine del XVII secolo e per tutto il XVIII il cioccolato si diffuse tra i nobili europei presso i caffè o coffee house, prima in Gran Bretagna e poi nel resto d’Europa.

In questo periodo gli olandesi si appropriarono del controllo mondiale e commerciale del prodotto, così le coltivazioni di cacao crebbero in Brasile, in Venezuela, nella Martinica e nelle Filippine.

Molte città europee iniziarono a diventare importanti nella produzione del cioccolato e a Torino, alla fine del XVIII secolo, Doret creò il primo cioccolatino.

Pochi anni dopo la Prima Guerra Mondiale in Svizzera fu introdotto il cioccolato bianco, costituito da burro di cacao, zucchero e latte o derivati del latte.

Attualmente esistono infinite varianti di cioccolato in commercio e a Pasqua, Natale e San Valentino lo si mangia in grande quantità.

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