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15 settembre: I cento anni dell'Airone, Fausto Coppi

  • Paola Montonati

fausto 810x456Cento anni fa a Castellania, sulle colline tortonesi, nasceva il più grande campione del ciclismo, l’Airone, Fausto Coppi; il Campionissimo, sempre in vetta alle classifiche tra gli sportivi più amati di tutti i tempi. Una carriera senza confronti, pur spezzata per cinque anni dalla guerra, che rimane ineguagliabile, anche per il perfezionismo e dalla selezione degli obiettivi del ciclismo moderno. 

Quel grande airone che ha chiuso le ali, come scrisse il suo cantore Orio Vergani, ma chiuse solo quelle terreni. Perchè per tanti Il Fausto, è sempre vivo e corre, corre, corre e vince, non solo nei filmati ormai retrò, in bianco e nero, ma corre, corre e vince, vince nel cuore e nei ricordi dei suoi sempre tanti tifosi, negli appassionati di ciclismo e dello sport in generale.

Per i tifosi era molto più semplicemente e rimarrà sempre  Il Fausto, che diventava Fostò in Francia.

Una storia umana e sportiva intensa quella di Coppi, segnata da successi, gloria, folle acclamanti, ma anche di tragedie familiari come la scomparsa dell'amato fratello Serse, dopo una Milano-Torino. La separazione dalla prima moglie, la dama bianca, il figlio fuori dal matrimonio, il gossip e la condanna, che vista ai giorni nostri fa sorridere. Una morte che talmente assurda da consegnarlo definitivamente al mito.

Un campione, bersagliato dalla sfortuna, una vita che è stata un vero su e giù come in una tappa di montagna, dolomitica. Atleta fuori norma, anche fisicamente con una capacità polmonare superiore alla media con i suoi 7 litri, cui univa anche la bradicardia da 44 battiti al minuto e una tiroide che funzionava leggermente in eccesso. Nato per stare in bicicletta, con quel suo fisico affusolato e particolare che lo portava a saldarsi perfettamente al mezzo, dandogli un'eleganza unica. Il primo a fare l'accoppiata Giro-Tour, il primo a studiare anche un approccio scientifico-dietetico per il ciclismo.

Uomo dai modi semplici, educato ed elegante, timido, per non dire schivo, un qualcosa di malinconico, ma emanava carisma. Fisico asciutto, nervoso, slanciato col viso segnato dalla fatica e dalle privazioni del tempo ma illuminato da due occhi magnetici, seppe infiammare l’Italia dell'immediato secondo dopoguerra, non solo per i suoi successi, le sue imprese, per la sua leggendaria rivalità sportiva con Gino Bartali, ma anche per la sua complicata vita sentimentale, che lo rese anche uno dei primi personaggi al centro del gossip, in un paese che era uscito dilaniato dalla Guerra e dove la Chiesa aveva un potere sociale non indifferente. Con Il Grande Torino, è stato il simbolo della rinascita italiana dalle macerie.

Amatissimo dai suoi compagni di squadra, molti dei quali proprio dei colli tortonesi, pronti a tutto per lui. Rispettato e benvoluto anche dagli avversari.

Fausto Coppi nacque a Castellania, poco più che una manciata di case isolate, sospese a mezzacosta sull'appennino ligure-piemontese, tra Tortona e Novi, quarto figlio, dopo Maria, Livio e Dina, dei contadini Domenico e Angiolina Boveri, trasferitesi pochi anni prima dal Lago d'Orta da Quarna sotto. Quattro anni dopo la sua nascita, arrivò Serse, molto simile nel fisico, nel viso e nel carattere al fratello maggiore.

Infanzia vissuta tra la scuola, poco amata, il lavoro nei campi dei genitori a coltivare frutta, uva e grano; la domenica e i giorni di festa a fare il chierichetto. Poi la scoperta della bicicletta e l'impiego a tredici anni come garzone nella salumeria Merlano a Novi Ligure, dove effettua consegne in bicicletta, ricevendo una paga settimanale di 5 lire e può tornare dai genitori a Castellania ogni domenica.

Da lì prese il volo l'Airone, per conquistare tutto. Un Campionato del mondo su strada a Lugano a 34 anni, il primato mondiale dell'ora senza allenatori, due titoli mondiali dell'inseguimento, cinque Giri d'Italia, il primo a 20 anni, due Tour de France, cinque Giri di Lombardia, tre Milano- Sanremo, Parigi-Roubaix, Freccia Vallone, cinque campionati italiani dell'inseguimento, tre titoli della strada, due GP delle Nazioni, tre Giri di Romagna, dell'Emilia, del Veneto, tre volte la Tre Valli Varesine, il Trofeo Baracchi. Tappe al Giro e al Tour. Complessivamente Coppi vinse 122 corse, indossò la maglia rosa per 31 giorni e la maglia gialla del Tour per 19.

Il cantore radiofonico fu Mario Ferretti. Il marchio di fabbrica delle imprese coppiane è proprio il suo: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi”. Questa fu l'apertura del collegamento radiofonico della mitica tappa Cuneo-Pinerolo del Giro d'Italia del 1949, dove Coppi, segnò una delle imprese più memorabili della storia del ciclismo.

Quello sulla carta stampata fu invece il milanese Orio Vergani, uno dei più importanti giornalisti italiani, che per lui scrisse l'ode funebre, con l'incipit: “Il grande airone ha chiuso le ali...” E fu uno dei primi a comprenderne la forza e le qualità già all'inizio nel Giro del 1940, quando era praticamente uno sconosciuto.

Di Coppi scrisse anche un infervorato Dino Buzzati: “Se tu capitolassi, non solo un periodo dello sport, un capitolo del costume umano sarà finito.”

Pagine leggendarie, vergate anche da Indro Montanelli, Alfonso Gatto, Bruno Roghi, Giorgio Fattori, Vasco Pratolini e Gianni Brera con cui divedeva diverse passioni, e l'essere nato a pochi giorni di differenza, e a poche chilometri di distanza. Dove magari a seguito dell'impresa sportiva, epica, si calcava un po' con la retorica, ma a tratti giustificata dall'esaltazione data dal campione, in un periodo particolarmente difficile.

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