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I mille fiori dell'arazzo di Pistoia

  • Paola Montonati

16979 170 imillefioridellGiovedì 12 settembre alle 17 il Salone Teresiano della Biblioteca Universitaria di Pavia, presso Corso Strada Nuova 65, ospiterà la presentazione del libro I mille fiori dell'arazzo di Pistoia, sulla ricchezza floristica di un arazzo cinquecentesco, oggi nel Museo dell'Antico Palazzo dei Vescovi di Pistoia.

L’antico Palazzo dei Vescovi di Pistoia, sul lato sud del perimetro della piazza del Duomo, ospita anche il Museo Tattile – La Città da Toccare, il Museo della Cattedrale di San Zeno e il percorso archeologico attrezzato.

Nel 1091 il palazzo era la dimora fortificata del vescovo, poi subì modifiche tra la metà del XII secolo e gli inizi del XIII.

Nella Sagrestia di San Jacopo, costruita tra il 1163 e il 1170, prima veniva celebrato il culto di San Zeno e successivamente di San Jacopo, di cui oggi è conservata la reliquia.

Alla fine del XII secolo venne costruita una cappella vescovile dedicata a San Niccolò affrescata con storie della vita del santo nel XIV secolo.

Nel palazzo vescovile c’è una degli esempi più antichi dell’architettura civile italiana, una scalinata scoperta situata nella parete nord dell’edificio, costruita nel 1220, decorata con marmi bicolori e impostata su un robusto arco ribassato, che nel XIV secolo fu coperta con un corpo di fabbrica appoggiato su quattro arcate a sesto acuto con bifore.

Successivamente fu esteso anche il loggiato a ovest, che assunse dimensioni attuali.

Durante il XV secolo i locali del piano terra vennero affittati ad attività commerciali e furono affrescate alcune stanze dell’appartamento vescovile.

Proprio quando il palazzo raggiunse il suo massimo splendore, la carenza di locali di servizio spinse il vescovo Scipione de’ Ricci a far edificare un nuovo palazzo.

Nel 1786 l’antico Palazzo dei Vescovi venne venduto a privati e furono svolti alcuni lavori di restauro alla facciata, riportando alla luce alcune delle murature originali.

Uno dei più importanti lavori di restauro, dal 1976 al 1980, fu svolto dalla Cassa di Risparmio di Pistoia dopo l’acquisto dell’immobile, per recuperare gran parte delle strutture e dell’aspetto originario.

Per vari motivi quest’arazzo, recentemente restaurato, rappresenta un unicum nel panorama mondiale dei millefiori, sia per le sue dimensioni, quasi 8 metri di lunghezza per un'altezza di poco meno di 3 metri, ma anche per il suo contenuto, con molti elementi vegetali e alcuni animali, tra i quali un unicorno.

Infatti non c’è nessuna figura umana, né uno stemma araldico, né una rappresentazione che faccia pensare a una celebrazione o a una storia, come accade per altri famosi arazzi, come quelli dei cicli dell'Unicorno di Parigi o di New York.

Questa sua particolarità, insieme al mistero della sua origine, ha spinto tre botaniche dell'Università di Firenze a indagarne la composizione floristica, per vedere se i nomi dei vegetali raffigurati chiarissero alcuni dei misteri che lo circondano.

Dall'analisi effettuata sono risultate una quarantina di specie diverse di piante, insieme a pochi uccelli, alcuni leporidi e tre animali fantastici al centro, compreso l'unicorno, descritte in schede che ne indagano anche i significati simbolici, nonché l'eventuale utilizzo.

Il libro è corredato da una mappa sul reperimento delle diverse specie, sia vegetali che animali, all'interno dell'arazzo per chi ha la possibilità di vederlo nella sua sede.

Con questo studio è riaffermata la collaborazione tra studiosi di discipline diverse, come storici dell'arte e naturalisti, per una migliore analisi delle opere artistiche che contengano elementi naturali.

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