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Coldiretti su dati Istat: export del vino italiano a +5,4% nei primi 5 mesi 2019 Le bollicine sempre la tipologia più performante. Vendemmia: per ora raccolta in calo del -16%

  • Paola Montonati

coldiretti 1Con la raccolta che entra nel vivo, e le previsioni vendemmiali di Ismea, Assoenologi e Unione Italiana Vini, che confermano, nonostante un calo del 16%, il primato produttivo del Belpaese, a 46 milioni di ettolitri, arriva anche il record storico delle esportazioni enoiche tricolori, che fanno registrare un aumento del +5,4% nei primi 5 mesi del 2019 sullo stesso periodo del 2018, quando avevano raggiunto su base annuale 6,2 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli ultimi dati Istat relativi ai primi cinque mesi del 2019: dato che fanno trasparire un certo ottimismo che poggia sull’incremento in valore del 3,7% negli Usa, di gran lunga il principale cliente, per un mercato che ha fatto registrare un volume di affari di 1,5 miliardi nel 2018.

Aumento considerevole anche in Germania con il 5,9% al secondo posto e del 5% nel Regno Unito al terzo posto. Un vero balzo del 12,2% si registra in Francia, storico concorrente del made in Italy. Da registrare la crescita del 6,6% in Cina.

Il settore più dinamico, dice la Coldiretti, è quello delle bollicine che fanno segnare un aumento del 7,5 % trainate dal prosecco, in vino italiano più stappato all’estero, con oltre 1/4 delle vendite realizzato nella sola Gran Bretagna (28%). Anche se preoccupa per il futuro gli effetti della Brexit, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

A livello nazionale vanno segnalati i dati positivi sui consumi degli italiani, sempre più consapevoli e attenti alla qualità e all’origine, con una spesa delle famiglie cresciuta del +6,5% in valore nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Nielsen.

Per il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini: “Il vino italiano con un fatturato di oltre 11 miliardi di euro è cresciuto scommettendo sulla sua identità, con una decisa svolta verso la qualità che rappresenta un modello di riferimento per la crescita dell’intero agroalimentare nazionale. Distintività e legame con il territorio sono i fattori competitivi vincenti per l’intero made in Italy”.

Il vigneto Italia, sottolinea la Coldiretti, con i suoi 658.000 ettari coltivati offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio. Occupando viticoltori, gli addetti nelle cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione.

Per la vendemmia 2019 secondo la Coldiretti, è stimata una produzione di 46 milioni di ettolitri di vino, il 16% in meno dell’anno scorso. L’Italia è il primo produttore mondiale davanti alla Francia che si ferma a 43,9 milioni di ettolitri e la Spagna a 40 milioni secondo i Ministeri agricoli dei due Paesi. A livello territoriale la produzione aumenta solo in Toscana (+10%), è stabile in Valle d’Aosta e Molise mentre cala decisamente in Lombardia (-30%), Umbria (-24%), Emilia Romagna e Sicilia (-20%), Friuli Venezia Giulia (-18%), Veneto e Puglia (-16%), Trentino Alto Adige, Lazio, Piemonte e Marche (-15%).

Le condizioni attuali fanno sperare per una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta dipenderà molto dal resto dal mese di settembre e ottobre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo, anche perché al momento appena il 15% delle uve è già in cantina contro il 40% dello scorso anno. A condizionare sono le anomalie climatiche del 2019, al caldo e siccità nei primi mesi primaverili sono seguite copiose precipitazioni, unite ad un forte calo termico nel mese di maggio, mentre nell’estate a tratti bollente, si sono verificate a macchia di leopardo violente ondate di maltempo.

La produzione interna sarà destinata per circa il 70% a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento per i vini da tavola. Sul territorio nazionale ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare tutta la Penisola con la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità, grazie anche a una tradizione millenaria. Le prime due regioni per quantità prodotte sono il Veneto con una stima di 11,27 milioni di ettolitri, a seguire la Puglia con 8 milioni.

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