La storica caserma di Voghera

caserma voghera 1Dallo stile austero e solenne, la caserma di Voghera ha una storia lunga e affascinante, che parte dalla prima guerra  d’indipendenza italiana, quando, dopo la dichiarazione di guerra, l'amministrazione comunale di Voghera, all'epoca appartenente al Regno di Sardegna, il 4 aprile 1849 chiese al governo piemontese di riottenere in pianta stabile la storica guarnigione del 1º Reggimento Nizza Cavalleria.

I Savoia, che vedevano in Voghera una provincia strategicamente rilevante in quanto a ridosso del confine austro-ungarico, accolsero senza particolari difficoltà la richiesta.

Nel 1850 fu scelto un ampio appezzamento di terreno, con proprietario Domenico Pezzi, situato a ovest della città, fuori della cinta muraria, poco distante da Porta Rossella dove confluivano le strade provenienti da Mortara a nord e da Piacenza a sud, per costruire una nuova caserma per il reggimento.

Quattro anni dopo vennero presentati dall'ingegnere vogherese Paolo Cornaro i progetti che furono poi approvati dal re nel 1856.

I lavori veri e propri ebbero inizio nel 1857 e il 26 maggio 1858, durante una visita alla città, re Vittorio Emanuele II inaugurò i locali già pronti con Cavour e permise che la caserma dove, alla vigilia della seconda guerra d’indipendenza italiana, si era stanziato il reggimento dei Cavalleggeri di Alessandria, fosse intitolata a suo nome.

Durante la prima guerra mondiale la struttura vogherese venne utilizzata come deposito militare dei Cavalleggeri Guide e dei Cavalleggeri di Roma, poi ci furono i Cavalleggeri del Monferrato, l'ultimo reggimento di cavalleria di guarnigione a Voghera, sciolti dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943.

Il 4 febbraio 1944 la caserma fu intitolata al tenente Attilio Bonfiglio Zanardi, medaglia d'oro al valor militare e nella notte del 5 ottobre vi penetrò una ventina di partigiani travestiti da tedeschi, che sorpresero nel sonno i membri del battaglione San Marco e dopo tre ore se ne andarono con alcuni automezzi, 76 prigionieri, armi pesanti e leggere, munizioni d'ogni genere, medicinali, uniformi e coperte.

Terminata la seconda guerra mondiale, dal 1948 la casermetta Montebello ospitò la Scuola media governativa, intitolata dal 1951 al poeta Giovanni Pascoli, poi il grandioso complesso monumentale divenne un monumento vincolato dalla Sopraintendenza nel 1966 e fu progressivamente ristrutturato dal comune che adibì il lato orientale, con ingresso da via Gramsci, come la sede della Biblioteca Civica Ricottiana, del Museo storico militare Giuseppe Beccari e del Museo di scienze naturali.

Oggi i suoi ampi piazzali ospitano, oltre a vari concerti di musica leggera, i padiglioni e le attrazioni della Sensia, la Fiera dell'Ascensione che, dal 1382, è la più antica di tutta la Lombardia e si tiene ogni maggio.

La caserma Vittorio Emanuele II fu edificata con modello il Quartier Grande di Venezia, cioè una grande piazza d'armi centrale racchiusa da un numero variabile di corpi di fabbrica.

Il piano terra era destinato alle stalle per i cavalli e alle diverse attività legate alla loro presenza, con una serie di novità come l'utilizzo dei ciottoli di fiume per la pavimentazione delle scuderie o l'accorpamento dei servizi igienici nelle torrette cilindriche interne, distinti da camerate, uffici e locali di uso collettivo.

La facciata principale, aperta su Via Gramsci, è tra due delle quattro torrette quadrangolari esterne, con una muratura scandita da finestre ad arco al piano terra e una ritmata da finestre rettangolari incorniciate al piano superiore.

Al centro, l'avancorpo dell’ingresso è circondato da sette arcate, di cui le tre mediane sono aperte, e sormontato, al di sopra del cornicione a mensole, con un grande bassorilievo marmoreo con stemma, stendardi e cavalli in posa araldica che indicano la destinazione dell'edificio.

La grande corte interna è caratterizzata da ampi loggiati a due ordini sovrapposti, aperti con archi a tutto sesto voltati su pilastri.

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