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Il piccolo borgo di Villanterio

villanterio 1E’ il fine settimana del Fai di primavera che mi porta a Villanterio, paese non lontano da Pavia, ma non ancora visitato.

Vengo accolta con simpatia dai volontari del Fai, ragazzi gentili, simpatici, sorridenti, pronti a svelare i segreti e la storia di Palazzo Rizzi, ora sede del Comune.

Scoprire le bellezze, la storia dei monumenti guidati da giovani è sempre piacevole, il loro entusiasmo e la voglia di far conoscere è qualcosa che sorprende e da la certezza che moltissimi sono quelli che amano la storia, l’arte, il passato.

Nel Pavese orientale, sulle due rive del Lambro meridionale, ai confini con la provincia di Lodi e la provincia di Piacenza, Villanterio ha una storia davvero tutta da raccontare, tra gli anni dei Visconti e la nascita del Regno d’Italia.

Il borgo probabilmente prima dell’anno Mille apparteneva a un certo Lanterio, e infatti, nel XII secolo, era detto Villa Lanteri, nel 1164 è citato in un diploma dove Federico I assegnò a Pavia la giurisdizione sull'Oltrepò, la Lomellina e quelle parti del Pavese orientale che non erano stabilmente sotto il suo controllo.

La signoria sul paese apparteneva al monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che nel 1260 cedette la località alla famiglia Capitani di Villanterio, poi il borgo passò agli Schiaffinati, ai nobili Rizzi, nel XVIII secolo ai nobili Vitali-Rizzi di Pavia e infine ai nobili Meriggi di Villanterio.

Nel 1872 venne unito a Villanterio il comune di Monte Bolognola, che nel XIV secolo apparteneva ai Beccaria di Pavia, un ramo dei quali trasse nome dalla località, poi fece parte del Vicariato di Belgioioso, infeudato a un ramo degli Estensi, e nel 1730 passò ai Salerno-Opizzoni di Pavia.

La storia del borgo venne raccontata da Giacomo Bascapè nella Storia di Villanterio, edita nel 1926 a cura del Podestà di Villanterio Silvio Meriggi. 

Cuore del paese è lo storico Palazzo Rizzi, costruito fra il 1540 e il 1547 da Giovanni Angelo Rizzi, segretario di camera del Duca di Milano Francesco II Sforza e cancelliere del consiglio segreto di Milano, che aveva comprato nel 1538 dalla camera imperiale di Carlo V la giurisdizione feudale di Villanterio.

Allora il Castello era suddiviso in varie zone, sotto la giurisdizione di alcune famiglie nobiliari, così il Rizzi comprò da questi nobili tutte le piccole porzioni di castello.

villanterio 2Il piano nobile del Palazzo era un grande salone, con cinque sale consecutive, impreziosite da volte a lunette affrescate, il cui ciclo pittorico straordinario proseguiva anche lungo le pareti.

Nel 1667 l’ultimo dei Rizzi lasciò in eredità il palazzo al conte Galeazzo Attendolo Bolognini, ma da allora iniziò la decadenza e il complesso divenne un’abitazione di fittavoli.

Poi nel 1876 il Comune di Villanterio acquistò il palazzo dai Bolognini per adibirlo a scuola elementare, uffici municipali e l’alloggio del segretario comunale.

Ora il Palazzo è stato oggetto di restauro, soprattutto nei soffitti, con ottimi risultati.

La bellezza degli affreschi è stata riportata in alcune parti ai colori originali, restituendo alle sale eleganza e storia.

Nel centro storico di Villanterio, all'incrocio tra Via San Giorgio e Via della Chiesa, si trova la Chiesa dei SS. Giorgio martire e Silvestro papa, con una pianta a tre navate con abside circolare, un campanile sull'angolo destro della chiesa e i fabbricati dell'oratorio che si trovano a nord della chiesa, lungo Via della Chiesa.

Il campanile, che si trova esternamente alla chiesa nell'angolo destro della facciata, è a pianta quadrata con muratura in mattoni intonacata, ad esclusione della parte bassa che è lasciata a vista, mentre termina con una cella campanaria con superiore cupolino.

Nascosta sotto l'intonaco, si vede l'antica cella campanaria, a sesto acuto, che è stata murata allo scopo di innalzare maggiormente il campanile.

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